Category: Ultime Published on Friday, 01 July 2011 16:29
Aggiornamento: dopo la manifestazione di cittadina di sabato 2 luglio a Crema (vedi immagini nel sito), il prossimo appuntamento è per domani 6 luglio per resistere allo sfratto!
Sabato mattina, 25 giugno Claudiu Mihai, assieme a decine di cittadini che lo sostengono nella sua lotta, era al mercato di Crema a distribuire volantini per far conoscere la sua vicenda e denunciare le responsabilità dell’amministrazione comunale.
Proprio lì, davanti al mercato di Crema, si trova la farmacia del Dr. Bruttomesso, sindaco di Crema.
Il sindaco, indispettito dalla presenza fastidiosa di questo giovane operaio, licenziato e sfrattato, che dal 17 giugno, con la sua famiglia e tanti solidali che lo appoggiano, presidia l’ingresso del Municipio, e che adesso lo infastidiva anche lì, dove sta la sua farmacia, prima davanti a tutti lo minacciava col dito puntato: " Tu finisci male!" e successivamente :“stando con questi (i solidali) tu farai una brutta fine!” , poi, andato a vuoto il tentativo di intimidire i presenti chiamava le “forze dell’ordine” per sfrattare Claudiu anche dalla pubblica piazza.
Tre giorni dopo, martedì 28 giugno, in un momento in cui il presidio si era sfoltito durante l’ora del pasto, giunge una ragazza che accusa Claudiu di averle rubato la bicicletta. Claudiu, quella bicicletta l’ aveva trovato quattro mesi fa abbandonata vicino a casa sua, l’aveva lasciata in bella vista per un mese senza toccarla in attesa che qualcuno la venisse a prendere poi, ritenendola sicuramente abbandonata, aveva iniziato ad usarla.
Nel giro di pochi minuti, dietro la ragazza arriva una task force composta da pubblica sicurezza, carabinieri e polizia locale e, come se fosse un pericoloso criminale, con una coreografia degna di un avvincente film poliziesco, portano via Claudiu. Forse, il presidio era finito e, forse, come promesso dal sindaco Claudiu aveva fatto una brutta fine.
Portato in caserma Claudiu veniva interrogato, ma di quella bicicletta ai carabinieri non interessava nulla; gli veniva contestato il presidio sotto il Municipio e il fatto di non essere accondiscendente allo smembramento della sua famiglia come proposto dal sindaco; veniva schernito e minacciato. Era evidente che il fermo era dovuto alla sua iniziativa e non ad una vecchia bicicletta abbandonata.
Un gruppo di solidali va in caserma dove, tra una provocazione e l’altra, attende la liberazione di Claudiu che viene rilasciato, indagato a piede libero per ricettazione.
IL PRESIDIO CONTINUA E ALTRI CITTADINI SI UNISCONO A CLAUDIU E I SUOI FRATELLI. Claudiu non è un ladro di biciclette, è un operaio a cui hanno tolto il lavoro, mercoledì prossimo anziché dargli il lavoro lo butteranno fuori di casa con la sua famiglia, e siccome non si arrende vogliono rubargli anche la dignità e l’onore cercando di farlo passare come un delinquente.
Vogliono togliere a Claudiu e la sua famiglia tutto ciò che teoricamente dovrebbe essere assicurato a tutti i cittadini e a tutti gli esseri umani.
Claudiu e i suoi fratelli presidiano il Municipio di Crema per difendere il diritto ad un lavoro, contro i licenziamenti, il diritto alla casa contro gli sfratti, il diritto alla dignità contro ogni forma di persecuzione sia che venga da uomini in divisa o in giacca e cravatta.
RILANCIAMO LA PRESENZA PIU’ MASSICCIA POSSIBILE
SABATO 2 LUGLIO dalle 9 al presidio in piazza Duomo a Crema
MERCOLEDI 6 LUGLIO – GIORNO DELLO SFRATTO – in via Cremona 48/b
Crema 29 giugno 2011
IL PRESIDIO PER IL DIRITTO ALLA CASA DI PIAZZA DEL DUOMO - CREMA
Last Updated on Tuesday, 05 July 2011 19:03
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Category: Ultime Published on Sunday, 04 September 2011 20:29
Non pagheremo la loro crisi.
Da due mesi il governo italiano prepara manovre finanziarie per uscire dalla crisi. Non si tagliano le spese militari, non si colpiscono le rendite finanziarie, non si tassano gli stipendi milionari. Si colpiscono invece i salari, le pensioni, la sanità e i diritti dei lavoratori e delle classi sociali più deboli. Con l’obiettivo di difendere i loro profitti, i loro privilegi, il loro potere cercano di convincerci che tutti siamo chiamati a fare sacrifici. Ma noi non ci facciamo fregare. Noi non confondiamo i nostri interessi con quelli delle classi dominanti.
Lotteremo uniti!
Siamo gli stessi che si vedono arrivare coi barconi della morte dopo aver subito le guerre di rapina dell’occidente; gli stessi che finiscono nei CIE, nei nuovi lager, in attesa di un documento che non arriva mai, gli stessi costretti dalla clandestinità a lavorare sotto i caporali nelle campagne come nelle cooperative della logistica. Siamo quelli che fanno i lavori più faticosi e meno pagati, la nuova classe operaia, i nuovi schiavi. I padroni ci hanno dichiarato guerra, prima nel nostro paese e adesso qua in Europa. E noi facciamo la stessa cosa nei loro confronti.
Dalle cooperative della logistica del nord, ai braccianti delle campagne del sud, abbiamo cominciato a lottare e a percorrere nuove strade chiamando i lavoratori italiani ad una nuova unità che si costruisce nella lotta contro il nemico comune.
Perché partecipiamo allo sciopero generale.
Siamo in piazza per dire no alla manovra economica del governo, per dire che la crisi se la devono pagare i loro responsabili, per dire che non siamo disposti a nessun sacrificio per difendere interessi che non sono nostri.
Siamo in piazza per unirci e organizzarci con altri operai e cominciare una vera lotta contro lo sfruttamento, per ottenere migliori condizioni di lavoro e di vita, contro i salari da fame, i turni di lavoro massacranti, la negazione dei diritti.
Siamo in piazza per dire che nella società capitalista la classe operaia non potrà mai soddisfare i suoi bisogni e che l’intera società è destinata ad andare in rovina. Solo la lotta e l’organizzazione indipendente degli operai e di tutti i lavoratori, possono permettere un futuro diverso, senza sfruttamento né ingiustizia.
SI-Cobas – Coordinamento territoriale Lodi-Piacenza
Last Updated on Sunday, 04 September 2011 20:36
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Category: Ultime Published on Sunday, 28 August 2011 18:04
Il SI Cobas è promotore dello sciopero del 6 settembre assieme a USB, Slai Cobas, ORSA, CIB-Unicobas, Snater, USI. Nonostante non condividiamo molte delle posizioni espresse dal "sindacalismo di base" e neppure l'impostazione della mozione conclusiva della riunione del 24/8 di Roma del sindacalismo di base, abbiamo deciso di essere copromotori dello sciopero, per lanciare un segnale preciso di inizio di una mobilitazione contro le manovre del governo che deve svilupparsi dal 6 settembre in poi.
Riteniamo ugualmente corretta la scelta di indire lo sciopero nello stesso giorno della CGIL perché pur ritenendo del tutto negative le posizioni della CGIL, è importante avviare una mobilitazione che sia più larga possibile e che ci consenta, anche, di intervenire sui lavoratori inquadrati dalla CGIL. Noi pensiamo che si debba aprire un percorso di mobilitazione che coinvolga quanti più lavoratori possibile, indipendentemente dall'iscrizione a questo o quel sindacato, facendo partire la mobilitazione dai posti di lavoro (puntando alla costituzione di comitati di lotta e di sciopero unitari contro la manovra del governo) e allargandola a tutte le realtà sociali e territoriali, per dare vita ad un movimento di massa che contrasti il tentativo di far pagare, come sempre, i costi della crisi e della riduzione del deficit statale ai lavoratori. L'obiettivo centrale che ci proponiamo è quello di favorire la massima mobilitazione dei lavoratori, di convincerli della necessità di scendere in piazza e di iniziare un percorso di mobilitazione che durerà nel tempo. Di seguito il testo del volantino e il file da scaricare.
O SCIOPERI O.... SEI FRITTO!
Vuoi perdere tutte le conquiste e i diritti nel tuo posto di lavoro, perchè tanto ti possono licenziare senza “giusta causa”? (come prevedono le manovre del governo)
Vuoi che sia inutile impugnare il tuo “contratto” a termine, parziale, a collaborazione, ... perchè tanto ti possono licenziare senza “giusta causa”? (come prevedono le manovre del governo)
Vuoi il blocco del tuo stipendio, non avere nemmeno più un aumento, neppure al di sotto dell’inflazione? (come è già previsto per i dipendenti pubblici dalle manovre del governo)
Vuoi pagare sempre di più il ticket sanitario? (come prevedono le manovre del governo
Vuoi pagare ancora di più la benzina? (come prevedono le manovre del governo)
Vuoi che il tuo TFR ti sia pagato due anni dopo essere andato in pensione? (come è già previsto per i dipendenti pubblici dalle manovre del governo)
Vuoi che l’età e/o gli anni di contribuzione per andare in pensione siano aumentati ancora? (come è previsto dalle manovre del governo per le donne nel settore privato e per tutti dalla controriforma pensionistica che lo farà nel 2015)
Vuoi lavorare gratis dei giorni in più, con lo spostamento alla domenica di una serie di festività? (come prevedono le manovre del governo)
Vuoi che il contratto nazionale sia definitivamente smantellato e che su tutte le questioni possano decidere solo i padroni e i sindacati firmatari di contratto? (come prevedono le manovre di governo e l’accordo di giugno tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria)
Vuoi essere trattato a calci in culo come gli operai della Fiat da Marchionne? Meno salario, meno diritti e solo promesse di lavoro stabile (forse) in un indistinto futuro? O vivere in una condizione di schiavitù come i lavoratori delle coop della logistica: senza diritti, sfruttati, ricattati, espulsi?
Se sei favorevole a tutto questo meglio se ti fai curare dallo psichiatra (attento, però, perchè dovrai pagarlo di tasca tua!). Ci penseranno poi i tuoi figli a ricordarti che bel futuro hai contribuito a preparare per loro! Se non sei favorevole, oggi hai poche scelte di fronte, solo:
SCIOPERARE IL 6 SETTEMBRE
PER 8 ORE (TUTTA LA GIORNATA)
PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE DI LOTTA E ALLE MANIFESTAZIONI
(Milano, concentramento largo Cairoli ore 9.30) (Piacenza da definire)
La giornata del 6 settembre deve essere solo l’inizio di un periodo di mobilitazioni contro le politiche del governo e le pretese del padronato. (che si è affrettato a dire che “tutte queste misure sono ancora troppo poco”!) Per questo abbiamo proclamato lo sciopero per il 6 settembre assieme ai sindacati USB, Slai Cobas, ORSA, CIB-Unicobas, Snater, USI.
Occorre mobilitarsi per modificare i rapporti di forza a favore dei lavoratori. Dobbiamo unirci indipendentemente dall’iscrizione a questo o quel sindacato, costituendo comitati di lotta e di sciopero, dando vita a iniziative comuni e di massa, che durino nel tempo.
Le manifestazioni “passeggiata” o “processione”, gli scioperi rituali per far vedere che ci siamo anche noi, non bastano! Dobbiamo far sentire il “costo” dei nostri scioperi rompendo la pace sociale, dare vita a un movimento sociale contro la gestione della crisi capitalista per favorire ancora di più gli interessi e i profitti di padroni, banchieri, speculatori finanziari!
Dobbiamo mobilitarci per difendere le nostre condizioni di vita e di lavoro, non per ripristinare la concertazione, né per un impossibile capitalismo più “equo”, come fa la Cgil, rilanciando quella politica che ha contribuito al peggioramento delle nostre condizioni in tutti questi anni.
Come lavoratori non possiamo contare che su noi stessi. Iniziamo a farlo, altrimenti saremo sempre e solo noi a pagare la crisi economica e finanziaria del capitalismo.
Sindacato Intercategoriale Cobas Il volantino per lo sciopero: sciopero 6 settembre 2011
Last Updated on Thursday, 01 September 2011 12:03
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Category: Ultime Published on Friday, 26 August 2011 19:11
Il 25 luglio scorso la famiglia Mihai riceve una lettera protocollata con cui l'assessore ai servizi sociali del comune di Crema, Luciano Capetti, fa sapere che l'aiuto dato alla famiglia, ossia il pagamento dell'affitto per tre mesi per un appartamento privato dove la famiglia stessa ha trovato provvisoria sistemazione -in pratica utilizzando i soldi destinati alla Caritas per interventi di emergenza sociale e abitativa- deve ritenersi come definitivo ed eccezionale. Dopodiché, la famiglia Mihai dovrà arrangiarsi a trovare una “soluzione stabile e adeguata” (sic!), come pure ad accollarsi le spese condominiali e relative alle utenze di questi tre mesi, il che significa, per una famiglia di disoccupati che non ha neppure i soldi per mangiare, il concreto profilarsi della inesorabile realtà di finire per strada.
La famiglia Mihai non ha mai ricevuto nulla dal Comune, nemmeno un piccolo aiuto per pagare l'affitto o le bollette della luce, dell'acqua o del gas; ha dovuto persino bruciare i mobili di casa per affrontare il freddo invernale. Di fronte al totale disinteresse della amministrazione comunale e pressata da un provvedimento di sfratto esecutivo, decide di portare avanti, col sostegno e la solidarietà di altre persone, un presidio di 22 giorni davanti al Comune, rivendicando una soluzione dignitosa per sé e assolutamente doverosa per una Istituzione della Repubblica, ossia un tetto dove stare. Se non fosse stato per la sua tenacia e determinazione, ora sarebbe una famiglia divisa e difficilmente ricomponibile, viste le difficoltà di trovare lavoro: i membri maschi alla Caritas, la sorella, la moglie e la figlia di 6 anni presso un istituto di suore!
(A proposito della Caritas. La permanenza nelle sue strutture non può superare i 3 mesi, inoltre vige un regolamento di ferro, simile al regime carcerario di semilibertà. Prevede numerosi divieti: la permanenza va dalle ore 20.00 di sera alle 8.30 del mattino; di giorno la struttura è chiusa e nessuno può permanere al suo interno a meno che non sia ammalato. Il rientro deve avvenire dopo le 20.00 ed entro le 22.00: chi rientra tra le 20.00 e le 21.00 ha diritto alla cena; tra le 21.00 e le 22.00 è possibile rientrare ma non si ha diritto alla cena. Una volta rientrati non è più possibile uscire ...).
La lettera dell'assessore Capetti rappresenta l'ennesima provocazione e la dice lunga sullo stato di degrado e regressione politica delle istituzioni della Repubblica, il cui ordinamento democratico si incardina su una serie di diritti sociali ritenuti inviolabili al pari dei diritti di libertà. La nostra Costituzione riconosce e assicura una serie di diritti sociali fondamentali, quali il diritto al lavoro (artt.4 e 35), all'assistenza previdenziale e sociale (art.37), alla salute (art.32), all'educazione scolastica (art.34), alla casa, al vestiario ecc., così come dispone la Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo che la Repubblica riconosce all'art.22 della Costituzione, secondo un rapporto Stato-cittadini che, rompendo la tradizionale condizione di sudditanza di questi ultimi, statuisce la loro pretesa nei confronti dello Stato affinché quei diritti siano effettivamente garantiti. La nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1),da intendersi non solo come garanzia di lavoro per tutti, ma anche che il grado di democraticità del nostro sistema civile e politico si misura con l'impegno dello STATO AD ASSICURARE A TUTTI UN LAVORO AD ALTA QUALITÀ SOCIALE, inidoneo a garantire ai lavoratori una vita libera e dignitosa (art.36), escludendosi tipologie di lavoro flessibile e precario che tale qualità della vita, viceversa, non garantiscono. Mentre il lavoro riceve una tutela incondizionata, la disciplina costituzionale dell'iniziativa privata e della proprietà prevede numerosi limiti e non può essere svolta in modo da recar pregiudizio alla sicurezza, libertà e dignità della persona, dovendo assicurare quella funzione sociale senza la quale non può essere esercitata.
Le Istituzioni della Repubblica non hanno nessun margine discrezionale nell'utilizzazione delle risorse che sono, appunto, condizionate dal rispetto dell'esigenza di soddisfare diritti costituzionali di primaria importanza. Ogni Istituzione della Repubblica di fronte all'emergenza sociale rappresentata dalla disoccupazione e , perciò, dal venir meno della possibilità concreta di far fronte alle necessità e ai bisogni primari della vita,come pagare l'affitto di casa o il mutuo per acquistarla, ha il dovere politico di utilizzare ogni potere e mezzo per evitare che la sciagura della perdita del lavoro faccia precipitare persone e famiglie in un baratro che possa cancellare per sempre la loro libertà e dignità. È inutile sottolineare come utilizzare soldi e risorse “comuni” e destinarli a istituti privati, ritenendo così adempiuti i propri inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale, non solo contravviene al dettato costituzionale, ma non può essere considerata neppure una soluzione ,in quanto divide le famiglie, offende la dignità delle persone e serve solo a drenare denaro pubblico a favore di interessi privati riferibili ad ambienti che dovrebbero assolvere a finalità caritative, senza pesare sul bilancio del Comune. Una carità costosa, più di quanto non sia un intervento diretto dell'amministrazione comunale, come pagare l'affitto ed evitare che una famiglia venga sfrattata, oppure utilizzare le case 'pubbliche', che sono decine fra i 1500 appartamenti sfitti che ci sono a Crema.
Ma evidentemente si preferisce istituzionalizzare la povertà e preservarla al fine di favorire interessi privati e imporre una soluzione “caritatevole” delle emergenze sociali e abitative, quasi a nascondere la natura sociale della povertà e declinare i propri doveri costituzionali, addossando al lavoratore che rimane disoccupato tutte le colpe e che per questo dovrà essere riconoscente.
Se la casa e il lavoro non sono più un diritto, il soccorso caritatevole diventa una gentile concessione dall'alto, non vincolante e assolutamente discrezionale, anche se si utilizzano risorse pubbliche.
L'origine socio-economica della disoccupazione e della emergenza abitativa, però, non può essere nascosta a lungo. La sequenza lineare della perdita del lavoro prima e della casa poi, diventa sempre più un classico per numerose famiglie, stritolate dalla crisi capitalistica, le cui conseguenze si abbattono sempre più sui deboli, ossia lavoratori, precari disoccupati, in termini di maggiore disoccupazione, precarietà salariale e povertà, un conto salato che devono pagare per colpe imputabili a imprenditori, banche, istituti finanziari e classe politica, grazie a leggi e provvedimenti favorevoli alle loro strategie predatorie.
La famiglia Mihai non chiede la luna, non vuole soldi , vuole poter vivere dignitosamente in una casa, non vuole la carità, vuole un lavoro! Per questo la famiglia Mihai, per evitare di finire per strada, non può considerare conclusa la vicenda, e insieme al comitato di solidarietà alla lotta per la casa e il lavoro, lancia un appello alla lotta ed alla mobilitazione a tutti coloro che hanno a cuore la questione sociale, a quanti sono stati duramente colpiti dalla crisi, ai disoccupati, ai precari, ai poveri e senza casa, a coloro si trovano nelle condizioni di subire uno sfratto oppure lo hanno già subito ...
IL LAVORO E LA CASA SONO UN DIRITTO DI TUTTI! PIÙ CASE POPOLARI PER TUTTI. BLOCCO DEGLI SFRATTI. ABBASSAMENTO DEGLI AFFITTI
24 agosto 2011 Via Mazzini, 24 Bagnolo Cremasco (CR) Casa e lavoro diritto per tutti
Last Updated on Friday, 26 August 2011 19:20
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