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Notre solidarité avec les militants syndicaux algériens arrêtés
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Mercredi, Février 20 2013, à Alger la police a encerclé et bloqué l'entrée du siège des syndicats, ce qui a empêché la tenue du premier Forum du Maghreb contre le chômage et la précarité. Les délégations de la Tunisie, du Maroc et de la Mauritanie ont été victimes de vexations par la police, qui a arrêté un chômeur algérien et trois membres de l'Office national du SNAPAP, Syndicat indépendant des employés du secteur public (Algérie) et, après la perquisition de l'hôtel, a arrêté toutes les délégations des pays étrangers au Forum.
Le Syndicat interprofessionnel Cobas exprime son entière solidarité avec le militants syndicaux du Maghreb touchés par la répression gouvernementale, dans l'espoir d'une connexion et de liens plus en plus étroits entre les organisations de travailleurs dans les pays d'Afrique du Nord et en Europe pour une lutte commune pour la défense des conditions des travailleurs, dans une perspective anticapitaliste.
SI Cobas – Milano, Italie
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Solidarietà con gli attivisti sindacali algerini arrestati.
Mercoledì 20 febbraio 2013 ad Algeri la polizia ha circondato e bloccato l'ingresso della sede dei sindacati, impedendo lo svolgimento del primo Forum Magrebino contro la disoccupazione e la precarietà. Le delegazioni tunisina, marocchina e mauritana sono state angariate dalla polizia, che ha arrestato un disoccupato algerino e tre membri dell'Ufficio Nazionale dello SNAPAP, sindacato autonomo del pubblico impiego (Algeria) e fermato dopo perquisizioni in albergo tutte le delegazioni straniere al Forum.
Il Sindacato Intercategoriale Cobas,esprime la sua piena solidarietà con gli attivisti sindacali del Maghreb colpiti dalla repressione governativa, auspicando un collegamento e sempre più stretti legami tra le organizzazioni dei lavoratori dei paesi del Nordafrica e dell'Europa per una lotta comune a difesa delle condizioni dei lavoratori, in una prospettiva anticapitalista.
S.I. Cobas – Milano, Italia
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تضامننا اللامشروط والمبدئي مع النقابيين الجزائريين والمعطليين الموقوفين
بتاريخ 20 فبراير 2013، اعتقلت السلطات الجزائرية وفود ممثلة للمعطلين من المغرب، موريتانيا وتونس بالإضافة الى محاصرة مقر النقابة الوطنية المستقلة لمستخدمي الادارة العمومية (SNAPAP ) الجزائرية المحتضنة و المشاركة في أشغال المؤتمر التأسيسي للإتحاد المغاربي لمحاربة البطالة والعمل الهش المنعقد بالعاصمة الجزائر.
إن نقابة SICOBAS بإيطاليا تعبر عن تضامنها الكامل مع المناضلين المغاربيين الموقوفين من طرف السلطات الجزائرية وتؤكد استعدادها للنضال المشترك الأممي عبر خلق آليات تواصل بين عمال شمال إفريقيا وأوروبا على أرضية مواجهة الرأسمالية.
SICOBAS ميلانو- إيطاليا
Ultima modifica il Martedì, 26 Febbraio 2013 18:41
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ILVA e coop: la fabbrica e gli operai
Categoria: Ultime Data pubblicazione
Dalla lotta che gli operai dell’Ilva di Taranto, insieme a molti abitanti della città, stanno portando avanti, organizzati nel Comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti, la lezione giunge forte e chiara: garantire salute e salario, rompere il ricatto occupazionale, emanciparsi dalla difesa di un presunto “nostro” posto di lavoro. Quella stessa rottura e opposizione al ricatto occupazionale che vede impegnati centinaia di lavoratori delle cooperative della logistica in tutto il nord d’Italia, in lotta per un salario dignitoso e contro i licenziamenti dei loro compagni più attivi, in difesa, cioé, della propria «coalizione operaia».
Due esperienze, ma un’unica lotta contro il profitto!
Contro il profitto che nella salute dei lavoratori e degli abitanti della città, come nel pur miserevole contratto nazionale della logistica, non vede che un ostacolo ed un limite del quale non tener conto; dov’era e dov’è il “sindacato concertativo”?
A Taranto era troppo impegnato a “gestire una fondazione”, con i milioni erogati da Riva, per occuparsi dei lavoratori esposti ai tumori e ai continui infortuni; nelle cooperative, troppo impegnato a gestirle, in complicità con i suoi “colleghi datori di lavoro”, per occuparsi dei dipendenti e del loro contratto.
Un corporativismo concertativo troppo impegnato, insomma, a difendere il “profitto garantito” (vedi Monte dei Paschi) e a neutralizzare e delegittimare ogni lotta che rimetta al centro l’interesse di classe, all’Ilva come nelle cooperative e come in ogni luogo di lavoro dove si sviluppi una conflittualità.
Come sempre, spetta ai lavoratori difendere se stessi, la propria salute ed il proprio benessere. Un percorso e una pratica, a Genova, tutta da ricostruire, dall’Ilva, alla Fincantieri, dall’Ericsson, all’AMT, come in tutte le ditte degli appalti sino al pubblico impiego:
contro il “PROFITTO GARANTITO”, RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO e salario garantito!
Percorso che, forte dell’esperienza di Taranto e delle cooperative, può trovare anche qui un terreno fertile, a partire dalla riflessione collettiva sulle lezioni di queste esemplari lotte. Invitiamo, quindi, tutti alla assemblea pubblica
DALL’ILVA DI TARANTO ALLE COOPERATIVE, PASSANDO PER GENOVA RIFLETTERE SULLE LEZIONI, RICOLLEGARE LE LOTTE!
Partecipano:
Comitato cittadini liberi e pensanti di Taranto (collegamento via Skype) - Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori di cooperativa
Sabato 16 febbraio, ore 17 presso Villa Canepa, Giardini Melis, Cornigliano (GE)
Coord. di sostegno alle lotte - Genova [
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]
Locandina iniziativa Genova 16.02.13 Assemblea pubblica Cornigliano
Ultima modifica il Lunedì, 11 Febbraio 2013 20:34
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Continua lo sciopero alla SDA di Bologna
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La vertenza assume una dimensione nazionale. Siamo ormai al terzo giorno di sciopero all'hub di Bologna della SDA. In risposta al tentativo della cooperativa di imporre un balzello di 100€ a ogni operaio per penali imposte da SDA alla cooperativa stessa, gli operai hanno incrociato le braccia, irrompendo in questo modo nella "tratttativa" imbastita a livello nazionale in virtù dei tre hub più importanti (Milano, Bologna, Roma), passati sotto il "controllo sindacale" del SI.Cobas
Riavuto il balzello gli operai hanno continuato lo sciopero anche il secondo giorno (ieri) pretendendo l'applicazione integrale del contratto nazionale e quindi i dovuti passaggi di livello, uno scatto d'anzianità e gli istituti contrattuali al 100% su tutte le ore mensili previste da contratto (per chi non mastica la terribile normativa sindacale parliamo in soldoni di aumenti di oltre 200€ mensili nette).
La lunga notte di trattative aveva portato ad un parziale risultato di ottenere nell'immediato circa 80€, demandando agli sviluppi nazionali della trattativa la risoluzione del restante
Ma oggi, terza giornata di mobilitazione, il balletto dello "scarica-barile" fra la committente e la cooperativa ha portato alla rottura delle trattative e quindi all'immediata ripresa dello sciopero, questa volta con picchetto ai cancelli e blocco totale della attività in entrata e in uscita.
Per correre ai ripari SDA e UCSA hanno fatto ulteriori concessioni dilazionando nel corso di un anno i passaggi di livello , mentre la nostra richiesta e' il passaggio al quinto livello per tutti entro il primo giugno di quest'anno.
Gli operai hanno deciso di rispondere con l'intransigenza e proseguono il picchetto.
Sanno troppo bene che l'unica arma effettiva a loro disposizione è quella della lotta, sanno benissimo di dover mantenere l'iniziativa se vogliono ottenere risultati effettivi
Consapevoli di tutto ciò, come coordinamento nazionale SI.Cobas, manteniamo fermo l'impegno ad arrivare ad un incontro nazionale con SDA che delinei uno sbocco positivo e certo alla vertenza. Consideriamo tale incontro, da realizzarsi entro e non oltre la fine della settimana, come l'ultima chance per trovare un accordo che imbocchi la strada dei diritti dei lavoratori
Oltre tale limite, e in assenza di un accordo soddisfacente, lo stato di agitazione verrà esteso a tutti gli hub e atutte le filiali dove siamo presenti, su scala nazionale
31 gennaio 2013 - Coordinamento nazionale SI.Cobas
Ultima modifica il Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:48
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10 febbraio 2013 assemblea a Piacenza su lotte nella logistica
Categoria: Ultime Data pubblicazione
La lotta condotta dai lavoratori organizzati nel SI Cobas al magazzino centrale Ikea di Piacenza, si è conclusa con il reintegro di quattro delegati che erano stati tenuti fuori per tre mesi (mentre altrettanti hanno accettato una buonuscita) ed è aperta la trattativa per una soluzione positiva per il 9° lavoratore licenziato. Questo è un risultato importante per una serie di motivi:
E' stato respinto il tentativo di un colosso multinazionale come Ikea di estromettere i lavoratori attivisti del Si Cobas dai propri magazzini, e garantire il monopolio ai sindacati confederali, che non fanno rispettare neppure i contratti da essi firmati. Davide ha piegato il gigante Golia.
Il magazzino Ikea di Piacenza è il maggiore hub di distribuzione in Europa, che rifornisce i vari negozi in Italia di una parte dell'Europa e nel Mediterraneo. E' quindi di importanza strategica per la multinazionale, che fino ad oggi ha potuto basare la sua competitività sul mancato rispetto dei diritti e salari dei lavoratori e su una gestione arbitraria della flessibilità degli orari, tramite il sistema delle cooperative. Il SI Cobas aveva avviato in ottobre una lotta per far rispettare le regole stabilite nella distribuzione degli orari di lavoro, disattese dalle cooperative, e l'agibilità delle RSA del SI Cobas. Per questo la cooperativa San Martino, con l'appoggio attivo di Ikea, aveva immediatamente ed illegalmente estromesso il delegato SI Cobas che aveva avviato la lotta, poi sospeso tutti gli operai entrati in sciopero per difendere il delegato.
L'offensiva Ikea-cooperative non è passata innanzitutto grazie alla tenace determinazione di un “nucleo duro” di operai del magazzino, che per tre mesi, ogni giorno, al freddo, sotto la pioggia e la neve, hanno tenuto in piedi il presidio davanti ai cancelli, organizzato scioperi e picchetti interrompendo a ripetizione il flusso delle merci in entrata e in uscita. Non solo la dozzina di operai più attivi, individuati come quelli da estromettere, ma anche altri operai, che dopo un mese di arbitraria sospensione sono stati riammessi in magazzino per rompere il fronte. Immigrati e italiani insieme, non hanno ceduto alle lusinghe (“date disdetta dal SI Cobas, e tutti saranno riammessi”) né alle minacce (di licenziamento), né alle manganellate delle “forze dell'ordine”, né alle denunce fatte arrivare quando hanno visto che le manganellate non bastavano. La loro profonda convinzione di lottare per una causa giusta, l'esempio delle lotte di massa in Nord Africa per la maggioranza di lingua araba di questi operai, il loro istinto di classe maturato in consapevolezza nel corso della lotta, sono stati di esempio per tutti coloro che si sono affiancati alla lotta.
La direzione della lotta da parte del SI Cobas è stata ferma, senza tentennamenti nonostante gli attacchi concentrici e profezie di sventura, alimentando e sostenendo da un lato la determinazione del nucleo duro, dall'altro organizzando la partecipazione attiva di operai di altre cooperative (TNT, GLS in particolare) che dopo il turno di lavoro hanno dato man forte ai picchetti, elevandone anche il fattore morale, organizzando una cassa di resistenza che ha permesso ai lavoratori colpiti dalla repressione di sopravvivere con le loro famiglie per tre mesi senza salario (evitando la chiusura di luce e gas, ecc.); organizzando tre manifestazioni cittadine a Piacenza e muovendosi infine su tutti i terreni di scontro, compreso quello legale e istituzionale, con denunce delle illegalità commesse dalle cooperative presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Piacenza (e minaccia di ricorrere all'istanza regionale dell'Emilia Romagna a seguito dell'inazione di quella provinciale), presso la stessa Prefettura, avviando una vertenza legale per il recupero degli ammanchi sulle buste paga negli ultimi anni, che ha permesso di recuperare le simpatie di operai meno sindacalizzati, che si erano ritirati dalla lotta sotto la pressione di capi e capetti; non disertando appuntamenti istituzionali in sede comunale e provinciale, dove le istituzioni locali, per quanto legate agli interessi Ikea e delle cooperative, erano costrette a riconoscere il SI Cobas come interlocutore; entrando infine anche nella battaglia mediatica, con una propria tempestiva comunicazione, nonostante le armi impari essendo i media locali in gran parte asserviti agli interessi Ikea-cooperative.
Ma tutto questo non sarebbe probabilmente bastato se la lotta dell'Ikea di Piacenza non avesse suscitato un ampio sostegno politico esterno, a partire da quello del Coordinamento delle lotte dei lavoratori delle cooperative, e di compagni e organizzazioni che, oltre a partecipare ad alcuni picchetti a Piacenza quando possibile, in molte città (Milano, Torino, Bologna, Napoli, Verona, Genova) hanno promosso iniziative di informazione denuncia e sollecitazione di solidarietà rivolte alla clientela Ikea nelle varie città. In molti negozi sono stati distribuiti volantini con tagliandi da consegnare alle casse, che hanno riscontrato alti livelli di adesione tra i clienti, coinvolgendo indirettamente i cassieri Ikea. In alcune occasioni i presìdi hanno fatto speakeraggio all'interno dei negozi, mettendo in forte difficoltà le direzioni, che non potevano invocare l'intervento delle forze dell'ordine (né della sicurezza interna) tra i clienti. In alcuni negozi del milanese le direzioni hanno fatto distribuire ai clienti dei contro-volantini in cui Ikea vantava la cooperazione di CGIL, CISL e UIL, ovviamente per il bene dei lavoratori e del territorio piacentino. Queste iniziative, cui si è aggiunto anche il bombardamento informatico del sito Ikea “spazioalcambiamento” hanno colpito pesantemente l'immagine del gruppo, teso a promuoversi come azienda progressista, democratica, sensibile ai temi sociali. Data anche la risonanza legata al marchio, la notizia della lotta di Piacenza ha varcato i confini nazionali, assommandosi alle notizie sull'uso gratuito della manodopera dei prigionieri della Germania Est diffusa dalla stampa internazionale. In un negozio dell'Ikea a Stoccolma un gruppo di giovani ha dimostrato con cartelli la propria solidarietà con i lavoratori di Piacenza.
In questo modo la battaglia sull'Ikea ha permesso di allargare la “sfera di solidarietà” intorno alle lotte dei lavoratori, prevalentemente immigrati, della logistica, soprattutto in ambiti giovanili, rafforzandone la consapevolezza di classe. L'intervento degli apparati dello Stato, con i manganelli, le denunce, e perfino il divieto di entrare nel Comune di Piacenza, oltre a cercare di intimidire gli immigrati, più ricattabili sul piano legale, ha teso anche a spezzare questo legame sorto tra gruppi giovanili e gruppi operai.
La lotta Ikea, dal momento in cui è divenuta lotta contro l'estromissione dei delegati SI Cobas, è diventata una lotta politica, che ha visto lo schierarsi di tutte le forze politiche locali. È subito apparso evidente un blocco politico pro-Ikea-cooperative che va dal centro-destra al centro-sinistra. Ikea è una potenza a Piacenza, occupando diverse centinaia di lavoratori e fornendo entrate fiscali localmente (in cambio di terreni avuti a costi irrisori). Le cooperative del consorzio CGS, presenti in Ikea, fanno parte del sistema di potere economico e politico emiliano, che trova espressione nel PD ed associa i sindacati confederali. Sono intervenuti questura e Prefetto. Le iniziative poliziesche erano sotto la regia del ministero degli Interni. La soluzione della vertenza è stata raggiunta nella sede del Consiglio Comunale con la “mediazione” di sindaco e assessori, che inutilmente hanno cercato fino all'ultimo di sancire l'espulsione dei delegati SI Cobas, in cambio di denaro o del trasferimento ad altra sede. Solo la certezza che le azioni ai cancelli e ai negozi sarebbero state riprese ed estese ha indotto, prima Ikea e poi i politici locali ad accettare il reintegro dei quattro, con il disappunto dei sindacati confederali che non vedevano l'ora di sbarazzarsi di una “concorrenza” anomala che non accettava accordi sottobanco.
La vicenda Ikea è tutt'altro che conclusa a Piacenza. Non solo rimane un operaio licenziato con l'accusa (falsa) di avere impedito con la violenza l'ingresso di una dipendente – licenziamento che sarebbe illegittimo anche se l'accusa avesse fondamento, perché il fatto sarebbe avvenuto fuori del magazzino. Rimane da riconquistare la maggioranza dei lavoratori all'autorganizzazione, dopo che oltre metà dei 216 iscritti al SI Cobas avevano lasciato il sindacato per non subire rappresaglie quali il taglio dell'orario di lavoro e del salario a meno della metà. Il rientro dei delegati che i padroni volevano espellere ha dato anche ai lavoratori rimasti passivi durante la lotta la dimostrazione che, se organizzati e determinati, gli operai possono sfidare il capitale e ottenere rispetto, che la lotta paga. E questo successo è la base da cui partire per convincere la maggioranza che con l'organizzazione e la lotta si può vincere, con la sottomissione non si può che perdere. Rimangono i problemi per risolvere i quali era iniziata la lotta in ottobre...
Questa lotta infine, per le simpatie che ha suscitato, spinge al consolidamento di un movimento più ampio di sostegno alle lotte operaie, su scala nazionale.
In questa direzione il nostro coordinamento milanese intende lavorare rendendo sempre più organizzata la solidarietà all’interno di questo processo di lotte diventato laboratorio di conflitto .
DOMENICA 10 FEBBRAIO ORE 14.30 - ASSEMBLEA DEI FACCHINI DELLE COOPERATIVE
A Piacenza presso la coop infrangibile , Via Alessandria 16
(3° svincolo a destra su via Emilia pavese in uscita dal centro – 3° a sinistra in direzione centro venendo dal casello di Piacenza Ovest)
Incontro / confronto per fare un bilancio della lotta dei lavoratori delle cooperative in appalto all'Ikea, per ragionare sulle prospettive che questa lotta ha aperto, per mettere in relazione i lavoratori con tutte le strutture che ne hanno sostenuto la lotta da Milano a Piacenza a Cremona a Bologna, per dare continuità e organizzazione alla solidarietà di classe e verificarne le prospettive.
Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative - S.I. Cobas
Contatti per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - cell. 3381168898
Ultima modifica il Giovedì, 07 Febbraio 2013 17:04
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SDA Bologna: ancora sciopero!
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Alle ore 21 di ieri sera i facchini della cooperativa Orbea (consorzio UCSA) operanti presso i magazzini SDA di Bologna hanno incrociato le braccia.
Lo sciopero è iniziato dopo diversi comunicati e tentativi sindacali finalizzati ...a evitarlo.
Se sullo sfondo di questo ennesimo sciopero c'è una trattativa nazionale che vede coinvolte tutte le cooperative che operano presso gli hub di Bologna, Milano e Roma, finalizzate a concretizzare alcuni aspetti economici basilari relativi ai passaggi di livello, agli scatti di anzianità e agli istituti contrattuali (in totale "ballano" aumenti salariali per 2000€ annui ed una media di 2500€ annui di mancate retribuzioni pregresse), la scintilla è scoccata per via di una trattenuta forzosa di 150€ a testa con cui la cooperativa Romea intende scaricare sugli operai il costo di una penale imposta da SDA per ripararare il danno derivante dallo sciopero del 22 dicembre.
Di fronte allo sciopero di Bologna, immediatamente, i facchini di Carpiano comunicano ufficialmente che qualsiasi camion proveniente da Bologna in serata non verrà lavorato, mentre a Roma, dove fanno capolino un'altra serie piuttosto cospicua di problemi ancora irrisolti (dai part-time forzati, alla parte di pregresso pattuita e non ancora saldata, passando per le provocazioni fisiche dei caporali), si attende con ansia il momento di unirsi nuovamente alla lotta.
Se in altri tempi una situazione così favorevole alla lotta era tanto auspicabile quanto lontanamente immaginabile, oggi porta alla luce problematiche nuove, ancor più scottanti e di non facile soluzione. Le convulse consultazioni telefoniche di ieri sera erano giunte alla conclusione che, prima di scatenare un'offensiva "definitiva" per entrambe le parti in campo, sarebbe stato opportuno attendere risposte ufficiali che dovrebbero giungere entro sabato 2 febbraio.
Sapranno i facchini attendere quel momento? Per quanto riteniamo opportuno percorrere questa strada, anche alla luce di una prospettiva di lotta che va aldilà della pur importante filiera SDA, non saremo certo noi a mettere i bastoni fra le ruote alla sacrosanta voglia di riscatto che la classe operaia immigrata sta mettendo in campo nel settore della logistica dopo anni di furti salariali e soprusi subiti
La palla passa così nel campo del fronte aziendale e padronale.
Sta a loro valutare il prezzo di una pacificazione degli animi operai.
Ogni seria trattativa sul piano nazionale non può pero' svilupparsi senza togliere di mezzo pesanti ricatti, e quindi, prima di tutto, quello di pagare 150 euro per i danni provocati dallo sciopero o da qualsivoglia attività lavorativa.
Consideriamo , perciò, pregiudiziale togliere questo balzello che pesa sulla possibilità di arrivare ad un accordo.
30 gennaio 2013 - Coordinamento nazionale S.I. Cobas - delegati SDA (MIlano-Bologna-Roma)
Ultima modifica il Mercoledì, 30 Gennaio 2013 17:08
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