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L’atro ieri in Provincia, ieri nella città, da lunedì ai cancelli e martedì….
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La vertenza IKEA continuerà la prossima settimana e la tensione è destinata oggettivamente a salire se il Consorzio CGS e le cooperative che ne fanno parte (Euroservizi, Cristall e San Martino) violeranno quelle che nel loro comunicato definiscono “normali situazioni di relazioni sindacali”.
Se si vuole il dialogo attraverso un tavolo che affronti i problemi sollevati dai lavoratori e dal SI.Cobas questo non potrà avvenire sotto ricatto.
Per aprire un confronto è necessario che nessun lavoratore venga tenuto fuori dal deposito IKEA e che, a partire da lunedì, quando è previsto il ripristino dei volumi di lavoro, tutti i lavoratori, nessuno escluso, siano inseriti nelle turnazioni.
La lista di proscrizione elaborata dai responsabili di IKEA e del Consorzio nei giorni scorsi per dividere i buoni dai cattivi è inaccettabile, così come la pressante attività antisindacale tesa a seminare paure e divisione tra i lavoratori del deposito.
Le contestazioni disciplinari con sospensiva dal lavoro giunte ad una dozzina di operai, la maggior parte dei quali delegati del SI.Cobas, devono essere ritirate ed il lavoro deve riprendere regolarmente per consentire lo svolgimento di “normali situazioni di relazioni sindacali”. Il passo indietro, nella dialettica del contenzioso in atto, deve esserci da ambo le parti.
Il SI.Cobas ha dato la sua disponibilità al dialogo e nella richiesta d’incontro sindacale inviata al Consorzio in data 16 ottobre 2012, ha già esposto i punti che vuole affrontare. Segnaliamo in particolare:
1. garanzia delle 168 ore contrattualmente previste;
2. equa ripartizioni degli straordinari per tutti i soci-lavoratori, indistintamente dalla cooperativa di appartenenza;
La questione salariale è dirimente per creare una condizione di giustizia economica e sociale nel magazzino Ikea perché buste paga da 400/500 euro non devono e non possono esistere né qui né altrove. Il SI.Cobas, nella citata richiesta d’incontro, si è reso disponibile all’”apertura di una discussione su flessibilità e produttività” tenendo in considerazione la tipologia delle lavorazioni nel Deposito Ikea “per giungere a delle soluzioni condivise attraverso un’organizzazione del lavoro tesa a perseguire il miglioramento delle condizioni di lavoro di tutti i soci-lavoratori operanti presso l’appalto ed il consolidamento dei livelli occupazionali”.
Pochi giorni fa, il12 ottobre, in Provincia è stato sottoscritto il “Protocollo d'intesa per il miglioramento dei livelli di prevenzione, sicurezza e protezione sociale dei lavoratori negli appalti di facchinaggio, logistica e movimentazione merci”. Firmatari di questo documento sono stati Provincia di Piacenza, istituzioni del Tavolo interistituzionale per la regolarità, sicurezza e qualità sociale del lavoro (prefettura - ufficio territoriale del Governo di Piacenza, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, direzione territoriale del lavoro, Inps, Inail, Ausl) e componenti della commissione di concertazione (associazioni dei datori di lavoro ed organizzazioni sindacali: Confindustria, Confcooperative, Legacoop, Libera Associazione Artigiani, Upa Federimpresa, Cna, Unione Commercianti, Confesercenti, Unione Agricoltori, Coldiretti, Cgil, Cisl, Uil, Consigliera di parità).
Sapremo valutarne concretamente la sostanza a partire da questa vertenza. Una valutazione autorevole, a nostro avviso, visto che viviamo sulla nostra pelle la condizione di lavoratori salariati. Lavoratori di appalti di facchinaggio, logistica e movimentazione merci che nella stragrande maggioranza corrisponde alla condizione di “soci-lavoratori”, già fortemente penalizzata dalla sezione speciale dedicataci nel CCNL di riferimento che concede la possibilità ai regolamenti interni delle cooperative di agire in deroga allo stesso contratto lasciandoci a terra, ad esempio, in caso di malattia, infortunio e maternità.
Noi operai non siamo un problema di ordine pubblico, anche se vediamo ormai troppo spesso la polizia arrivare davanti ai cancelli dei nostri magazzini. Noi operai siamo un problema di ordine sociale nella misura in cui siamo calpestati nella dignità e nel salario.
Ci auguriamo “che il confronto torni ad essere in linea con quello che devono essere normali situazioni di relazioni sindacali e non modalità che poco hanno a che vedere con il normale confronto dialettico” ma se questo non avverrà, daremo battaglia.
Piacenza, 21/10/2012
Sindacato Intercategoriale Cobas
Ultima modifica il Sabato, 27 Ottobre 2012 12:39
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Mafia e capitale
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E’ di questi giorni l’ultima inchiesta sulle “infiltrazioni” mafiose all’interno della giunta regionale lombarda, che ha portato all’arresto di Zambetti per avere acquistato un pacchetto di voti dalla ‘ndragheta.
L’inchiesta è arrivata fino al Nostro territorio con il caso Dell’ex assessore di Rho Tizzoni al quale erano stati proposti voti che lui ha rifiutato , dimenticandosi ,però, di denunciare l’accaduto e anzi minimizzando, come se la proposta di vendita di un pacchetto di voti non fosse una cosa gravissima e da denunciare.
Le reazioni politiche che si susseguono sono il solito stanco rito che parla di stupore per le infiltrazioni mafiose, di casi isolati e di lotta alla mafia, mentre la lega minaccia di fare saltare per l’ennesima volta la giunta lombarda, ma poi fa retromarcia quando il capo Formigoni alza la voce e Tizzoni rischia di diventare un’eroe dell’antimafia.
Noi da parte nostra non ci stupiamo e come abbiamo già fatto in passato vogliamo prendere una posizione chiara , dicendo che la criminalità mafiosa è parte integrante del sistema capitalistico, è un’arma in mano al padronato per gestire importanti settori economici e incrementare i profitti . Da sempre la criminalità organizzata è legata allo stato, ricordiamo infatti, come già dal 1920 e anche prima essa svolgeva il lavoro sporco per conto dei padroni ammazzando comunisti,sindacalisti e operai in lotta che chiedevano salario e diritti, arrivando a fare vere e proprie stragi come portella della Ginestra.
Oggi sappiamo e vediamo come le organizzazioni mafiose al nord sono inserite nei gangli dell’economia , non solo gestiscono i lavori delle gradi opere come sarà per Expo 2015, ma sono presenti in un settore importantissimo come la sanità e logistica attraverso il proliferare di una miriade di cooperative, svolgendo così un doppio ruolo di riciclo di denaro sporco e di abbassamento del costo della forza lavoro.
Noi insieme ad altre realtà dell’autorganizzazione sindacale, sociale e politica, da anni siamo presenti nelle lotte che centinaia di lavoratori migranti stanno conducendo nel settore delle cooperative della logistica nel quale sono trattati come schiavi , ma che grazie a scioperi e blocchi riescono a vincere e ottenere condizioni salariali e di lavoro dignitose , conosciamo bene il settore e la gestione malavitosa dei rapporti di lavoro , ma soprattutto conosciamo bene chi fa profitti utilizzando questo tipo di gestione: Sono le multinazionali della logistica, sono i consorzi di cooperative rosse , bianche e verdi (vedi il caso di Basiano con la cooperativa Bergamasca legata alla lega nord).
E’ la storia che si ripete , cambia forse in alcuni casi il contesto economico e le modalità rispetto agli attacchi da parte delle organizzazioni mafiose contro i contadini che occupavano le terre nel 1920 , di certo non è cambiato il fine che rimane sempre la ricerca del massimo profitto sulle spalle dei lavoratori.
Dunque un’altra grande lezione arriva dagli operai delle cooperative, che lottando per salari e diritti dignitosi lottano anche contro le organizzazioni mafiose , nel silenzio dei media e della cosiddetta società civile , anzi, spesso attaccati dai manganelli di polizia e carabinieri e colpiti da denunce che dimostrano da che parte sta lo stato.
Per imparare cosa vuol dire fare antimafia i vari Tizzoni , Cecchetti e compagnia varia dovrebbero farsi un giro davanti ai cancelli di qualche logistica o tra tutti quei compagni che ogni giorno nei propri territori senza paura e con determinazioni si battono a viso aperto contro la criminalità organizzata .
Ma soprattutto siamo convinti che per battere le organizzazioni mafiose bisogna abbattere l’attuale sistema economico di cui esse sono parte integrante e costruire una società senza classi e senza sfruttati .
Non chiediamo la rivoluzione domani mattina, ma quantomeno Iniziamo a organizzarci per rivendicare un salario garantito per i disoccupati ,soprattutto giovani, in modo che non diventino manovalanza per le organizzazioni mafiose , a chiedere servizi sociali gratuiti, a sostenere attivamente le lotte nelle cooperative collegandole alle lotte negli altri settori e nei territori, a uscire di casa e abbandonare il telecomando della televisione e il sentimento di rassegnazione , incominciando a pensare e intervenire come collettività e per i nostri interessi di classe.
Noi siamo pronti…
Collettivo la Sciloria Rho
Ultima modifica il Martedì, 06 Novembre 2012 21:23
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Il buco dell'INPDAP. Evasori di Stato?
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In questi giorni stiamo assistendo ad un’allarmante campagna di stampa sul disavanzo INPDAP e sul rischio che questo travolga anche i bilanci dell’INPS. creando problemi di tenuta dell’intero sistema previdenziale
Qualcuno si chiederà come è possibile che l’INPDAP sia in perdita quando l’INPS, pur essendosi accollata in questi anni i disavanzi di fondi in forte perdita come quello dei dirigenti ex INPDAI, è riuscita a mantenere i propri bilanci in attivo?
La spiegazione è semplice ma sconcertante: le amministrazioni dello Stato in questi anni si sono limitate a versare nelle casse dell’Istituto previdenziale solo i contributi trattenuti sulle buste paghe dei lavoratori, mentre non hanno mai versato la parte spettante a loro come “datore di lavoro”, in parole povere lo Stato ha evaso il versamento dei contributi che doveva dare per i propri dipendenti (!?!?).
Che il governo non sapesse nulla di tutto ciò, quando ha deciso l’accorpamento dei due Enti, è difficile crederlo e viene il sospetto, al di là delle rassicurazioni di questi giorni del presidente dell’INPS e dei ministri FORNERO e GRILLI, che la manovra sia stata fatta per scaricare ancora una volta sui bilanci dell’INPS, spese che spetterebbero allo Stato, creando i presupposti per ulteriori interventi sul sistema pensionistico pubblico e aprendo, così, la strada alla previdenza complementare privata.
Speriamo di sbagliarci, ma non ci stupiremmo se la campagna per l’adesione ai famigerati Fondi Pensione Complementari nel pubblico impiego avvenisse sotto lo spauracchio di una débacle dell’intero sistema previdenziale pubblico.
Milano, 4/10/2012 S.I. COBAS INPS
Ultima modifica il Martedì, 09 Ottobre 2012 19:28
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Basta con la macelleria sociale!
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Con la legge di stabilità varata dal Consiglio dei Ministri il Governo si appresta a colpire, ancora una volta, il pubblico impiego e porta a termine il disegno di completo smantellamento dello stato sociale.
Sanità, istruzione, asili nido, servizi ai disabili e agli anziani …. rischiano di non poter più essere garantiti, con gravi ripercussioni soprattutto sulle classi più povere della popolazione mentre l’aumento dell’IVA, produrrà una raffica di aumenti che andranno a colpire tutti indistintamente, ma a sentirne di più gli effetti saranno ovviamente, ancora una volta, i lavoratori e chi ha reddito basso.
Il blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici verrà prorogato a tutto il 2014 e sarà accompagnato dal mancato pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale, mentre i lavoratori degli enti pubblici non economici (INPS, INAIL) subiranno una decurtazione pesantissima del premio incentivante, a causa della cancellazione delle risorse previste dall’art. 18 della L. 88/89 che saranno incamerate dalla Ragioneria Generale dello Stato.
Una beffa, è la riduzione di un punto percentuale delle prime due aliquote IRPEF (che passano dal 23 al 22% e dal 27 al 26%),perché viene accompagnata dall’aumento dell’IVA e da una riduzione delle agevolazioni fiscali (introduzione di una franchigia di 250 euro per i redditi superiori a 15.000 euro e tetto massimo di 3.000 euro per le detrazioni).
Il tutto mentre, a causa dei tagli agli Enti Locali, si mettono a rischio una serie di servizi (dalle scuole materne agli asili nido, dall’assistenza agli anziani a quella ai disabili) aprendo la strada all’imposizione di nuovi tributi locali.
Ma l’aspetto più drammatico è quello della sanità che verrà colpita da nuovi tagli per 600 milioni di euro, che, sommati a quelli già previsti dalla spending review, rischiano di compromettere l’intero servizio sanitario.
Che dire poi del taglio del 50% dello stipendio dei lavoratori che usufruiscono della L. 104/92 durante le giornate di assistenza a parenti disabili, diversi dal coniuge o dal figlio? Prima si tagliano i servizi, scaricando la cura degli anziani e dei disabili, sulle famiglie e poi si penalizzano i lavoratori che usufruiscono dei permessi della L. 104 per accudire i parenti disabili.
Insomma, è un vero schifo. E hanno il coraggio di definirla “una normale manutenzione dei conti pubblici”.
Contro questo atto di guerra del governo, invitiamo tutti i lavoratori a mobilitarsi e a costruire un fronte unico di lotta, contro questo governo e le politiche che, nella crisi, in ogni paese i capitalisti scaricano sui lavoratori e le masse povere.
Milano 12-10-2012 Sindacato Intercategoriale Cobas
Ultima modifica il Venerdì, 12 Ottobre 2012 18:30
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Risposta all’appello del San Raffaele
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I delegati RSU e i lavoratori del S.I. COBAS dell’ azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate, Niguarda e ICP di Milano e alcuni lavoratori ASL di Lodi, fanno proprio l’ appello dei delegati del San Raffaele e danno la piena disponibilità ad un percorso comune di lotta e di organizzazione, convinti che se passano i licenziamenti prospettati da Rotelli questi faranno da guida ad altri licenziamenti in tutta la sanità (pubblica e privata) milanese e anche nazionale.
Il prete padrone (che dovrebbe essere all’inferno, se esiste, per i suoi peccati), in nome di dio, ha sperperato e scialacquato, nel paradiso terrestre a favore dei suoi amici, il miliardo e mezzo che ha fatto sparire dal bilancio. Ora la Regione e Rotelli, vogliono recuperare quei soldi chiedendo il conto ai dipendenti San Raffaele: perdita di stipendio (applicazione del ccnl sanità privata, azzeramento degli incentivi) e peggiori condizioni di lavoro, attraverso una flessibilità accentuata.
Bene ha fatto la maggioranza RSU a respingere le proposte dell’imprenditore Rotelli, il quale vuole realizzare i profitti sulla pelle dei 450 dipendenti del comparto, senza, però, toccare nessun dirigente.
Accettare queste condizioni sarebbe una sconfitta per tutti, senza nemmeno riuscire a salvare i posti di lavoro.
E’ sempre perdente per i lavoratori scambiare salario contro il posto di lavoro, perché, così, si perde stipendio e posto (vedere contratti di solidarietà).
Lungi da noi l’intenzione di dare consigli a questi lavoratori, che sono sotto la scure dei licenziamenti, e alle loro RSU, ma è utile fare alcune riflessioni:
la RSU del San Raffaele è diretta a maggioranza dai sindacati di base e l’appello lanciato da quest’ultimi appare un po’ debole nella sostanza, perché limitato all’interno di una proposta che punta alla salvaguardia del servizio come bene pubblico e, nello stesso tempo, l’appello rischia di essere tardivo (visto i tempi che pone Rotelli) per organizzare una risposta forte, di lotta, di tutto il settore lavorativo occupato nel sanitario.
A nostro avviso è necessario accelerare i tempi per un’assemblea pubblica, che cerchi di coinvolgere tutto il movimento dei lavoratori del settore, per decidere che tipo di percorso si vuol seguire e quale lotta si debba mettere in campo, tenendo certamente in conto, quale possa essere la partecipazione alle iniziative da parte dei lavoratori del San Raffaele e in che modo possano rispondere a questo attacco.
Le possibili risposte saranno determinate, in primis, dalla forza che metteranno in campo i lavoratori dell’ ospedale San Raffaele, ma anche dalle adesioni esterne delle RSU e lavoratori ospedalieri di Milano.
Milano, 28-09-12
DELEGATI E LAVORATORI DEL S.I. COBAS: A.O. SALVINI GARBAGNATE, A.O. NIGUARDA, I.C.P. MILANO, A.S.L. LODI.
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APPELLO AI RAPPRESENTANTI SINDACALI E LAVORATORI DELLA SANITÁ
L’Ospedale San Raffaele è un grande policlinico privato convenzionato.
A causa della mala gestione lo scorso anno si è trovato sull’orlo del fallimento. A seguito di diverse vicende, che hanno coinvolto anche la sezione fallimentare del tribunale di Milano, dopo un interessamento della cordata IOR Malacalza che aveva offerto 250 milioni, l’Ospedale San Raffaele è stato acquisito dal gruppo Rotelli che ha rilanciato di 155 milioni portando l’offerta a 405 milioni.
Il conferimento al gruppo Rotelli è avvenuto l’11 maggio, l’Amministrazione con nota del 30 luglio ha comunicato l’intenzione di voler procedere a modifiche dell’assetto contrattuale (CCNL e accordi aziendali) e licenziamenti, quantificati nel mese di settembre in 450 unità, giustificando tale intenzione con i tagli della spending review.
La RSU dell’Ospedale San Raffaele ritiene che questo attacco ai lavoratori dell’ospedale San Raffaele non sia solo e soltanto un problema dei lavoratori di questo ospedale, ma che sia un attacco portato al concetto di sanità come servizio/bene pubblico e pertanto rappresenta il primo passo di un percorso che vedrà sempre più strutture, e quindi lavoratori, interessati da processi analoghi.
Sappiamo di situazioni di lotte in altre strutture sanitarie, proprio da queste lotte e da quelle che presto partiranno occorre, a nostro avviso, partire. Riteniamo che queste lotte vadano collegate e che a questo attacco la risposta debba essere comune a partire da un processo di solidarietà attiva e di lotte comuni a livello sia cittadino ma anche regionale in difesa di tutti i nostri presidi sanitari.
Invitiamo pertanto tutte le RSU, i delegati sindacali e i lavoratori raggiunti da questo appello a dare la propria solidarietà e la propria disponibilità ad un percorso comune che porti ad un’assemblea dove decidere quali forme di lotta intraprendere.
Milano 25 settembre 2012
Ultima modifica il Giovedì, 04 Ottobre 2012 19:38
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