Esselunga: la lotta continua, arrivano le provocazioni
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Lo sciopero nel consorzio SAFRA presso i magazzini Esselunga di Pioltello (MI) continua estendendosi a tutti i turni di lavoro (siamo ormai all'85% dei lavoratori in forza).
Oggi sono arrivate le prime sostanziose provocazioni.
La prima, ad opera del presidente del consorzio SAFRA Longo che nell'incontro con il rappresentante sindacale per affrontare i 40 provvedimenti disciplinari (fra cui quello che estromette momentaneamente i delegati), ha dichiarato in modo arrogante, intimidatorio, e provocatorio, il suo (presunto,alquanto presunto!) potere assoluto nelle relazioni sindacali.
Nel suo delirio di onnipotenza inframmezzato da insulti, si è spinto al punto di minacciare fisicamente Aldo Milani (rappresentante sindacale SI Cobas).
La seconda, in serata, da parte dell'odiato capo De Siena, che ha aggredito per strada un lavoratore che rientrava a casa dopo il suo turno al presidio. Per il lavoratore è stata emessa una prognosi di 7 giorni, e il De Siena è stato denunciato.
Il presidio permanente, pur tra varie difficoltà organizzative, si conferma un punto di riferimento della lotta. Anche questa notte ha visto una nutrita partecipazione di decine e decine di lavoratori scioperanti oltre a compagni di svariate realtà.
L'estensione dello sciopero e la tenuta dei lavoratori, stanno creando seri problemi al consorzio SAFRA (e al committente Esselunga), prova ne sia che questa notte il rappresentante del consorzio si è sentito in dovere di avvicinare i lavoratori sul piazzale invitandoli a recedere dalle loro decisioni, cercando di sminuire gli avvenimenti della giornata, tentando in sostanza un'operazione di "convincimento" dei lavoratori sulla bontà dei padroni. Il tentativo è miseramente fallito, e alla fine il personaggio ha lasciato il piazzale con le pive nel sacco.
Allertiamo tutti i/le compagni/e che accorrono in solidaretà alla lotta affinchè non accettino le provocazioni che verranno e intensifichino la mobilitazione a tutto campo.
Dietro i 14 miliardi annui di Caprotti e soci, comincia a covare la paura che credevano non avrebbe mai bussato alla loro porta.
Appuntamenti: tutte le sere alle 21,30: assemblea di coordinamento. Tutte le notti: appoggio agli operai in turno.
Sindacato Intercategoriale Cobas - 5 novembre 2011
Ultima modifica il Sabato, 05 Novembre 2011 10:32
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Agli gli operai delle coop di Esselunga
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Con lo sciopero del 7 ottobre è iniziata una dura lotta per cambiare le condizioni di lavoro dentro i magazzini Esselunga.
Il consorzio SAFRA, mettendo fuori i nostri 15 compagni, sperava di distruggere questa lotta, ma noi abbiamo risposto con una lotta ancora più dura, perché non vogliamo più subire i soprusi e le umiliazioni a cui ci hanno costretti per tutti questi anni:
BASTA CON LE TRUFFE SULLE BUSTE PAGA
BASTA CON I CARICHI DI LAVORO MASSACRANTI
BASTA CON TURNI DI LAVORO DECISI DI GIORNO IN GIORNO
BASTA CON L’ARROGANZA DEI CAPI
Grazie allo sciopero, il consorzio è stato costretto a incontrarci. Ma adesso è il momento dei fatti e non più delle parole. Vogliamo quello che ci spetta; vogliamo i nostri diritti e la nostra dignità. E non molleremo fino a quando non avremo ottenuto quello che ci spetta
REINTEGRO IMMEDIATO DEI LAVORATORI SOSPESI
CANCELLAZIONE DEI PROVVEDIMENTI CONTRO CHI HA SCIOPERATO
RISPETTO DEL CONTRATTO SULLE BUSTE PAGA E SULL’ORARIO DI LAVORO
PER IL RISPETTO DELLE NORME DI SICUREZZA IN PARTICOLARE SUI CARICHI DI LAVORO
INDENNITA’ MENSA DI 5,29€ AL GIORNO PER TUTTI GLI OPERAI
ALLONTANAMENTO DEI CAPI-REPARTO CHE NON RISPETTANO GLI OPERAI
In queste settimane abbiamo dimostrato che è possibile organizzarsi e lottare. Adesso è il momento che anche gli operai delle altre cooperative si uniscano a noi
Se sconfiggeremo la paura, se sapremo guardare davvero al futuro, se sapremo unirci e lottare fianco a fianco ….allora CE LA POSSIAMO DAVVERO FARE!
Operai dei magazzini di Pioltello: questo è il nostro momento.
Se la lotta vince si apre una nuova speranza per tutti gli operai. Se la lotta verrà sconfitta, invece, il destino di tutti è segnato: tornare a fare gli schiavi
PER QUESTO CONTINUEREMO A GRIDARE CON FORZA
IO SCIOPERO!
2 novembre 2011 – via Marco Aurelio, 31 Milano in italiano e in inglese: Lettera agli operai delle coop di Esselunga
Ultima modifica il Mercoledì, 02 Novembre 2011 18:30
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ESSELUNGA: terzo sciopero di ottobre
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Lo sciopero è stato promosso da una quindicina di delegati e attivisti del SI.Cobas messi fuori dal consorzio SAFRA dopo lo sciopero del 7 ottobre. Il blocco è cominciato alle 24,00 di stanotte ed ha visto una notevole adesione sia interna (nei due turni finora interessati dallo sciopero c'è stata un'adesione del 90%) che esterna (CSA Vittoria, Circolo Malabrocca, CSA Baraonda, Comitato antirazzista, Combat ed altri militanti solidali, che si sono affiancati ai diversi Cobas delle cooperative sopraggiunti dalla Fiege-Borruso, Ortofin, Ceva, TnT, Otil, Sgt, AF).
Tutto questo, per un totale di circa 200 persone, ha determinato il blocco dei cancelli e quindi delle merci in entrata e in uscita costringendo i vertici di SAFRA a convocare un tavolo di trattativa per questa mattina alle 8,30. Sul tappeto, oltre alla vertenza sindacale su cui si è prodotto lo sciopero del 7 ottobre (irregolarità delle buste paga, carichi di lavoro insostenibili, totale arbitrio dei capi sulla turnistica), c'è in primo la questione del reintegro dei lavoratori estromessi dall'azienda.
L'incontro, come prevedibile, si svolge all'insegna della disponibilità a portare l'insieme delle richieste all'interno del CdA di Safra che si riunirà d'urgenza, con tutta probabilità, mercoledì matina
Per le 17 è stata convocata un'assemblea organizzativa, per decidere i prossimi passi ma è certo che gli operai in lotta hanno deciso di proseguire a oltranza, per lo meno fino al reintegro degli operai estromessi
Invitiamo tutte le strutture solidali a passare dal presidio permanente in via Giambologna 1 a Pioltello - MI) o comunque a prendere contatti per coordinare gli sforzi pratici necessari (in particolare per affrontare le notti) a dare pieno sostegno a questa fondamentale battaglia che vede contrapposti in maniera netta ed inequivocabile gli interessi e la dignità degli operai (tutti) da una parte, e la voracità padronale che tende a produrre modelli neo-schiavistici dall'altra.
31 ottobre 2011
Ultima modifica il Lunedì, 31 Ottobre 2011 17:51
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Esselunga: trovati 25 chili di droga tra i bancali
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Da "il fatto quotidiano" 24 ottobre 2011. Nel capannone di Pioltello lavora una cooperativa il cui titolare, nel 2007, fu coinvolto in un agguato di 'ndrangheta. Oltre alla sua Safra, spunta l'Alma group di Natale Sartori. A metà anni Novanta Sartori viene coinvolto in un'inchiesta di mafia assieme al senatore Dell'Utri
I bancali sono carichi di merce. Da tutto il mondo ogni genere di prodotti arriva fino a Pioltello, la cittadina a est di Milano dove Esselunga ha uno dei suoi centri di smistamento. Gli operai, in gran parte pachistani, scaricano i camion, spostano scatoloni, filano veloci sui loro muletti. La schiena spezzata come ogni giorno. Ma il 24 settembre scorso accade qualcosa di diverso dal solito. Alcuni lavoratori stanno sistemando le casse di banane appena arrivate dalla Colombia. Uno di loro, tra la frutta, nota un sacchetto di plastica: dentro ci sono 25 chili di cocaina. Vengono avvisati i responsabili del magazzino, poi i carabinieri di Cassano d’Adda, che ora indagano per scoprire come così tanta droga sia finita nella merce destinata ai supermercati del gruppo di Bernardo Caprotti. Un esposto finisce sulla scrivania di Ilda Boccassini, capo della direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo.
Gli inquirenti proveranno a fare luce su questa vicenda, partendo proprio da quegli scaffali affollati di extracomunitari. Sono i lavoratori delle cooperative che hanno in appalto la gestione del centro di Pioltello. Oltre a quelli della Coopital, che hanno trovato gli stupefacenti, ci sono i dipendenti del consorzio Safra: il suo presidente, Onorio Longo, nel maggio 2007 è stato gambizzato a Milano da un sicario mandato dalla ‘ndrangheta. Vittima in una città dove per gli appalti si può anche sparare. A Pioltello lavora pure l’Alma Group, riconducibile a quel Natale Sartori che nell’ambito dell’inchiesta Caposaldo (dove non risulta indagato), è stato filmato dai carabinieri del Ros insieme al presunto boss della ‘ndrangheta Paolo Martino, arrestato il 14 marzo scorso.
Sartori in passato è rimasto coinvolto nel filone milanese delle inchieste per mafia sul senatore Marcello Dell’Utri, condannato l’anno scorso dalla Corte d’appello di Palermo a sette anni di reclusione per concorso esterno. Originario di Messina, Sartori a metà degli anni Novanta viene indagato insieme al compaesano Antonio Currò per mafia e traffico di stupefacenti. Accuse poi archiviate. Mentre fino in Cassazione resta solo una condanna per corruzione e false fatturazioni.
La procura di Milano lo accusa di essersi mosso per cercare di alleggerire il regime carcerario a cui è sottoposto Vittorio Mangano, boss mafioso ed ex stalliere di Arcore. Secondo il pentito Vincenzo La Piana, nel tentativo di ottenere il trasferimento di Mangano dalla prigione di Pianosa a quella di Parma, Sartori incontra Dell’Utri due volte nel 1995, in due diversi ristoranti del capoluogo lombardo. Presenti pure La Piana, Currò ed Enrico Di Grusa, genero di Mangano. Quando gli dicono che per fare trasferire l’ex stalliere è stato interpellato l’avvocato romano Francesco Crasta, nel racconto del collaboratore di giustizia Dell’Utri commenta: “Iddu sulu può fare vulare sta quagghia” (è la persona giusta per fare volare questa quaglia, per ottenere quello che volete).
Secondo La Piana un terzo incontro con gli stessi partecipanti avviene in un capannone di Rozzano, dove viene chiesto a Dell’Utri di finanziare con oltre un miliardo di lire un traffico di stupefacenti dalla Colombia, che poi non verrà organizzato e per il quale il senatore di Forza Italia non verrà mai nemmeno indagato. Dopodiché i contatti tra Sartori e Dell’Utri vengono provati anche dall’analisi dei tabulati telefonici dell’esperto informatico Gioacchino Genchi, consulente del Tribunale di Milano durante il processo. C’è poi almeno un altro incontro tra il senatore e Sartori: il 12 ottobre 1998, dopo una fuga di notizie sull’inchiesta milanese: “E’ vero – dichiara Dell’Utri all’Ansa il 19 aprile 1999 – venne da me per dirmi che c’era un’ indagine su di me per un traffico di droga. Io lo ringraziai, ma gli dissi che non avevo nulla da temere”.
Il pm di Milano Maurizio Romanelli accusa Sartori anche di avere favorito la latitanza di Di Grusa. Difeso da Gaetano Pecorella, che è anche legale di Silvio Berlusconi, Sartori viene assolto dalle imputazioni di mafia e traffico di droga. Alla fine, in terzo grado, resta solo una condanna per corruzione e false fatturazioni messe in essere negli anni Novanta da alcune cooperative della galassia Sartori-Currò. Galassia attorno a cui ruotano pure le figlie di Mangano, Cinzia e Loredana, quest’ultima moglie di Di Grusa.
Il nome di Sartori finisce di nuovo sulle cronache dei giornali nel luglio 2010, quando l’Alma Group lascia l’appalto per la gestione del magazzino Conad di Montopoli Valdarno (Pisa), dopo che la Cgil denuncia una serie di presunte irregolarità nella gestione del centro: alcuni lavoratori stranieri vengono trovati in possesso di buste paga con saldi negativi. Secondo Francesco Marasà, avvocato dell’Alma Group che ha difeso anche Mangano e il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, i cedolini hanno il segno meno perché i dipendenti devono rimborsare l’affitto, visto che vivono in alloggi nelle disponibilità del gruppo.
Passa poco più di un anno e in questi giorni lo Slai Cobas mette di nuovo sotto accusa l’Alma Group, insieme alle altre cooperative che lavorano a Pioltello. Il sindacato parla di “gravi situazioni di illegalità diffusa e sfruttamento di operai stranieri” che hanno luogo nel magazzino dell’Esselunga. Tra quegli stessi scaffali dove un mese fa sono spuntati 25 chili di coca. “E’ un momento difficile con i lavoratori extracomunitari”, dice Natale Sartori. Che sul ritrovamento della droga commenta: “L’ho saputo solo due giorni fa. Noi lavoriamo nei settori gastronomia e scatolame, dall’altra parte rispetto al reparto ortofrutta dove è stata trovata”.
Ultima modifica il Martedì, 25 Ottobre 2011 17:22
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Berlino ridisegna il capitalismo UE
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Sul Sole24Ore di sabato 29 ottobre è apparso un importante articolo di Morya Longo e Fabio Pavesi: «Banche, i veri rischi a Parigi e Berlino».
Viene quantitativamente confermata l'osservazione che facciamo da tempo: i sistemi bancari più infetti sono il tedesco e il francese e quindi anche il belga, strettamente legato a Parigi.
Dallo studio emerge che le banche gallico-teutoniche tuttora detengono un grande ammontare di titoli provenienti dagli anni di bengodi finanziaria in cui sparivano i denari di cassa per trasformarsi in scatole cinesi di derivati e pacchetti strutturati.
Tali titoli appaiono ancora col valore attribuito al momento della loro creazione ma in realtà oggi avrebbero un valore zero o quasi, cosa che comporterebbe il crollo delle banche più esposte. In rapporto al patrimonio di vigilanza la Deutsche Bank é la più contaminata con un'esposizione di oltre il 95%. La altre però non scherzano affatto. La Bnp-Paribas ha un rapporto pari al 37% ed il Credit Agricole del 28%.
Complessivamente la presenza di questi titoli in Italia é molto bassa, solo il 4% del totale; lo stesso dicasi per la Spagna.
Nell'articolo analitico di spalla Fabio Pavesi osserva come nulla sia stato fatto per sterilizzare quei prodotti mentre vengono resi tossici, grazie alle decisioni prese a Berlino, Francoforte e Bruxelles, i titoli pubblici nazionali che sono invece preferiti, proprio perché di Stato, dalle banche italiane e spagnole.
Longo e Pavesi forniscono inoltre un'informazione cruciale per capire le strategie in atto. La European Banking Authority (Eba) ha imposto aumenti di capitale alle banche italiane, spagnole, irlandesi, portoghesi e greche perché piene di buoni del tesoro.
In tal modo l'Eba protegge le banche tedesche e francesi infette e penalizza quelle dei paesi sotto tiro. E' un atto istituzionale il cui messaggio é preciso: sui franco-tedeschi non viene fatta alcuna pressione per liberarsi dei titoli tossici, mentre l'intero peso della paura dell'infezione e del fallimento viene spostato sui buoni pubblici e sulle banche dei paesi dichiarati colpevoli.
Non sono errori di valutazione. Si tratta dell'esercizio puramente machiavellico dei rapporti di forza intercapitalistici a livello europeo. Ancora una volta viene dimostrato che é assurdo parlare di Europa come se fosse uno spazio politico condiviso e comune le cui istituzioni si occupano dei membri discoli.
Francia e Germania vogliono esonerare il proprio sistema bancario da ogni controllo e giudizio esterno mentre intervengono liberamente negli affari degli altri paesi tramite il falso alibi del debito pubblico. A tal fine mobilitano le istituzioni dette europee che non sono per niente democratiche bensi riflettono l'evoluzione dei rapporti di forza.
La crisi del 2008 ha aperto una nuova fase nella dinamica della riconfigurazione del capitalismo europeo. Il processo é diretto dalla Germania convinta che, grazie all'espansione delle sue esportazioni extraeuropee, possa far pesare l'aggiustamento finanziario sia privato che pubblico dell'eurozona soprattutto su alcuni paesi terzi.
Tra questi la Francia non può esserci più di quanto decida Parigi stessa, altrimenti l'impianto su cui poggia la Germania franerebbe. Non possono esserci nemmeno l'Austria e il Benelux perché costituiscono parte essenziale del blocco neomercantilista tedesco. Il fuoco é diretto sia verso i paesi dell eurozona col maggiore debito pubblico che verso quelli che pur essendo stati virtuosi si trovano ora risucchiati nel baratro della depressione economica. di Joseph Halevi da il manifesto del 1.11.2011
Ultima modifica il Martedì, 01 Novembre 2011 10:37
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