Sindacato Intercategoriale Cobas

Società

E’ NATO PRIMA L'UOVO O LA GALLINA?

Il dibattito “sindacale” si fa incandescente- pensate un po’- anche in provincia di Bergamo. Roba da non credere.

Direttivi, ore e ore di dibattiti, mozioni contrapposte, prese di posizione ai massimi livelli, convocazione di organismi dirigenti, dissociazioni, condanne….

Ma che succede? Eppure, dopo quasi due anni dall’inizio ufficiale della crisi, i padroni hanno avuto tempo e modo di liquidare una buona fetta di industria manifatturiera senza praticamente pagare dazio. Nella quasi assoluta pace sociale. Sì, due o tre presidii ci sono stati, e pure qualche educata manifestazione in centro città…ma per il resto? “Tout va bien madame la marquise”. La “ripresa” è in atto e darà i suoi frutti…grazie anche alla collaborazione di CGIL-CISL-UIL, che hanno accompagnato come bestiame al macello quei lavoratori coinvolti in chiusure, delocalizzazioni, tagli ecc. ecc.

E allora, cos’è che ha turbato i sogni perbenisti dell’establishment politico-sindacale? Nientepopodimenochè…qualche uovo marcio ( se era fresco sarebbe stato spreco…) lanciato contro le vetrine della sede FIM-CISL di Treviglio dai lavoratori SAME, un po’ incazzati coi signori-SIGNORSI’ della FIM ( della UIL, cioè del nulla, è inutile parlare ), che continuano pure a spacciarsi per sindacato !!! Insieme a quei lavoratori, siamo qui a chiedere:

E’ FARE SINDACATO RAGIONARE ESATTAMENTE COME IL PADRONE ?

E’ FARE SINDACATO SOTTOSCRIVERE MIGLIAIA DI LICENZIAMENTI ?

E’ FARE SINDACATO SMOBILITARE DA SUBITO OGNI TENTATIVO SERIO DI RESISTENZA DEI LAVORATORI ?

E’ FARE SINDACATO COLTIVARE L’IDOLATRIA DELLA “PACE SOCIALE” ?

NO, NON E’ FARE SINDACATO. E’ fare i leccaculo. Leccaculo di padroni e governo. Questo oggi è la CISL.

Ma, come tutti i leccaculo senza ormai pudore, questo “sindacato”, non avendo nulla da perdere, chiama senza problemi ( ed a ragione ) anche la CGIL rispondere del suo operato.

Veniamo così a sapere, dati alla mano, per bocca del segretario provinciale FIM Uliano ( “Giornale di Bergamo” 6 /10 / ’10 ), che in provincia di Bergamo la FIOM-CGIL ha firmato ben 11 accordi ( + di 8.000 dipendenti coinvolti ) in DEROGA al CCNL !!!

Deroghe concernenti lavoro festivo, turni, scioperi, flessibilità…ed in realtà importanti come laTenaris-Dalmine, la Brembo Freni, la N&W, la ABB…

Dunque? Dunque, continua Uliano, “…firmando l’accordo con Federmeccanica non abbiamo fatto altro che stabilire un quadro di regole entro il quale collocare eventuali accordi stipulati dalle RSU aziendali con i sindacati che rispondono a esigenze di produttività richieste dall’azienda. “

Deroghe sempre fatte, senza che il CCNL sia mai decaduto. Questa, dice Uliano, è una politica assolutamente NORMALE in Europa…” e lo è stata fino a ieri anche da noi.” In più, queste deroghe hanno portato un bel po’ di soldi nelle tasche dei lavoratori !

Dove sta il problema ? – conclude Uliano.

Replica della segreteria FIOM-CGIL: il problema sta nel fatto che quei contratti erano stati sottoscritti dopo “l’approvazione dei lavoratori”, cosa che ora FIM e UILM non hanno fatto.

Dunque il nocciolo è qui: L’APPROVAZIONE DEI LAVORATORI…

Criterio questo ribadito da Epifani fino al segretario provinciale CGIL di Bergamo Bresciani, i quali hanno da parte loro “fermamente condannato” le uova di Treviglio ! ( Replicate a Livorno, a Merate…)

E qui pure il segretario bergamasco FIOM Borella, da buon subalterno, si è dovuto allineare.

La “grande” differenza tra FIM e FIOM starebbe allora, secondo tali dichiarazioni, nel FAR VOTARE AI LAVORATORI LA PROPRIA CONDANNA A MORTE…dopo aver magari già preparata la bara e scavato la fossa !

MA DI CHE STIAMO PARLANDO ?

A nessuno viene in mente che i progetti padronali- alla Marchionne per intenderci- possano pure essere contrastati, respinti, e magari battuti ? E non solo, parzialmente, a Pomigliano ma in tutt’Italia?

Nessuno pensa che il compito del sindacato non sia quello di assecondare ed alimentare il “basso ventre” dei lavoratori, ma di trasmettere loro una linea di resistenza SERIA allo smantellamento di centinaia d’industrie ?

* di contrattare non “assecondando” il padrone, ma rivendicando?

* ancora di non piegarsi SEMPRE e COMUNQUE alle esigenze del profitto?

Se nessuno ci pensa, ci chiediamo che razza di gioco al tamburello sia, quello tra FIM e FIOM!

Ce lo chiediamo, e lo chiediamo a tutti i lavoratori iscritti alla FIOM e ai delegati in vista anche della manifestazione del 16 ottobre a Roma, dove anche noi saremo presenti, seppur su posizioni critiche.

BASTA CON LE INCOERENZE, COI VERTICISMI, CON LE FURBERIE…

BASTA COGLI EQUIVOCI DI COMODO VERSO LA CGIL E VERSO CISL E UIL.

NON SI PUO’ LOTTARE E DOVERSI SEMPRE GUARDARE LE SPALLE !!!

Secondo noi la democrazia operaia è sicuramente essenziale, ma essa deve scaturire da lotte reali e solo ad esse rispondere; deve uscire dal confronto sulla resistenza operaia e non dalle “combine” fatte sulla testa di chi lavora, secondo la logica concertativa e collaborazionista a cui TUTTI i sindacati confederali ci hanno abituato.

Non è democrazia operaia far decidere ai lavoratori…COME CHIUDERE MEGLIO UNA FABBRICA, o COME ASSECONDARE MEGLIO I PROPOSITI DI SUPERSFRUTTAMENTO DEL PADRONE ( tipo saltare il turno di mensa, o accettare ritmi pazzeschi, o non potersi ammalare…).

Che per Uliano tutto ciò sia “NORMALE”, e pure per tutti i suoi colleghi europei, dimostra solo per qual motivo la stessa Europa SIA PIENA DI DISOCCUPATI SENZA PRATICAMENTE COLPO FERIRE ( Grecia a parte, per ora ).

A questa “NORMALITA’” noi della Rete Operaia non vogliamo rassegnarci.

Non vogliamo dover dire un domani alle nuove generazioni di lavoratori/precari/disoccupati : “ Io c’ero, ma ho fatto finta di nulla. Sono rimasto “normale”, cioè schiavo.”

E allora noi diciamo ai lavoratori:

AUTORGANIZZAZIONE !!! DENTRO E FUORI I POSTI DI LAVORO !

NON ACCETTIAMO I DIKTAT DEL PADRONE E NON DIAMOGLI TREGUA !

OCCUPIAMO LE FABBRICHE CHE CHIUDONO !

COSTRUIAMO UNA RETE OPERAIA PER COLLEGARE LE LOTTE !    7 ottobre

Rete Operaia Valseriana

Ultima modifica il Lunedì, 11 Ottobre 2010 20:17

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Lavoratori bergamaschi: SU LA TESTA!!

Riportiamo il comunicato sull'iniziativa organizzata dalla Rete Operaia a Bonate Sotto (BG) per affermare l’autorganizzazione di classe, a cui il S.I. Cobas ha partecipato e di cui condivide il punto di vista sulla crisi.

Si è svolta la sera di mercoledì 22 settembre, nella nuova sede ARCI di Bonate Sotto (BG), la serata di solidarietà organizzata dalla Rete Operaia Valseriana sui problemi delle lotte operaie, per contrastare il pesante attacco padronale in atto.

La provincia di Bergamo ( dati CGIL ) guida la classifica della CIGS in Lombardia, crescendo del 145,79% rispetto allo stesso periodo del 2009 ( Milano è al + 113% ). Attenzione: tutto ciò avviene di fronte ad una CIGO che, sempre nello stesso periodo, diminuisce del 17,53%. Dunque, il salasso occupazionale aumenta, ed aumenta soprattutto sul versante dei LICENZIAMENTI veri e propri. Senza parlare della Cassa in Deroga, che è aumentata del 363,68% in un anno!

Dunque, la tanto sbandierata “ripresa” dei fatturati e degli ordinativi avviene grazie al taglio SECCO di centinaia di migliaia di lavoratori in Italia, come la Rete Operaia ha sempre sostenuto sin dalla sua nascita. Una quota considerevole di questi lavoratori o andrà ad aumentare quello che Marx chiama “l’esercito industriale di riserva”, cioè i disoccupati strutturali ( in funzione di abbassamento generale dei salari); oppure sarà “riciclato” in attività di nuovo schiavismo(lavoro nero, interinale o in cooperativa).

Questo è il quadro brevemente richiamato nella relazione introduttiva, dove si è messo in evidenza le gravi responsabilità che TUTTI i sindacati Confederali hanno avuto ed hanno nel “gestire” questa macelleria sociale, tenendo “buoni” i diretti interessati, cioè i lavoratori, al fine di accompagnarli meglio ad un nuovo giro di spremitura capitalistica.

In cambio di cosa? Di qualche posticino nei Consigli di Amministrazione, o negli “Enti Bilaterali), oppure, molto più direttamente, nei parlamenti.

Ricordiamo a tutti gli smemorati che Gianpiero Castano, tanto per dirne una, quel signore del Ministero dello Sviluppo che farà la parte governativa nella “trattativa” Indesit, non molti anni fa era un “emerito” esponente nazionale della FIOM-CGIL…Alla faccia! E se ci dilunghiamo nell’elenco rischiamo di essere noiosi..

Abbiamo così ricordato le SVENDITE della Pigna, della Comital, della Triumph…tanto per citare gli esempi più noti. Ed abbiamo invitato i presenti a riflettere sul film “GIU’ LE MANI ! “, che narra la storia recente ( 2008 ) delle Officine Ferroviarie del Canton Ticino ( Svizzera )dove gli operai HANNO SAPUTO IMPEDIRNE LA CHIUSURA grazie all’acquisizione collettiva di alcuni punti fondamentali quali: 1) non piegarsi alle “esigenze” del profitto; 2) lottare compatti e non farsi “gli affari propri”; 3) coinvolgere TUTTA la popolazione nella mobilitazione; 4) e infine, ma non ultimo in ordine d’importanza, L’AUTORGANIZZAZIONE della lotta attraverso un “Comitato di sciopero”che si pone ESSO STESSO GLI OBIETTIVI DELLA LOTTA e li persegue con chi ci sta; non va ad elemosinare “aiuti”da nessuno, nemmeno dai sindacalisti.

Questo “Comitato”, fatto DAI lavoratori PER i lavoratori, tiene regolari riunioni, si confronta continuamente con l’assemblea, che è sovrana, forma una Cassa di Resistenza per sostenere la lotta.

Da questi numerosi spunti, al termine del film, si è sviluppato un ampio e partecipato dibattito, che ha visto in primo luogo i lavoratori Indesit lì presenti prendere la parola, per sottolineare tutte le difficoltà della loro vicenda, ma anche per ribadire la loro determinazione a non mollare.

Questi lavoratori, insieme ad altri della Pigna, SVENDUTI con un accordo spacciato per “pilota” dai burocrati sindacali, hanno raccontato brevemente le loro recenti vicende, dove emergono ancora una volta le responsabilità di sindacati che fanno delle finte lotte per poi iniettare tra i lavoratori dosi massicce di scoraggiamento, divisione, illusioni parlamentari, aleatorie quanto frustranti promesse di “reinserimenti” ( MA DOVE!!?? E PER QUANTI ?! ) che alla fine smobilitano ogni “velleità” di resistenza.

Ora, addirittura, dopo l’ultimo incontro a Roma dell’ 8 settembre, e dopo la programmazione di altri tre incontri ( CHE NEI FATTI ACCOMPAGNERANNO LA CHIUSURA DELLA INDESIT ), ci si rinchiude nel mantenimento di un presidio che, per non “irritare” Merloni e continuare il “dialogo”, dovrebbe essere puramente simbolico ( come lo è ormai quello della Frattini ), e lasciare tranquillamente svuotare i magazzini….

Sarebbe veramente la fine delle residue speranze di non ACCETTARE SUPINAMENTE IL PROGRAMMA DEL PADRONE (=chiudere tutta la storia entro metà novembre prossimo con: ricollocazioni, cassa straordinaria, prepensionamenti- solo 50 secondo la stessa FIM !!!- mobilità interna- a Caserta?- incentivi all’esodo…).

Tanto per restare nell’industria del “bianco”in bergamasca, basti pensare ala fine della Donora.

E’ lo stesso canovaccio di tutte le altre demolizioni di aziende nel territorio. Ormai la strada l’hanno imparata, e le tecniche pure…sta ai lavoratori Indesit non farsi infinocchiare

Il punto forte di reazione, sollevato un po’ da tutti gli interventi, E’ DI COSTITUIRE UN COMITATO DI LOTTA, o come diavolo lo si voglia chiamare, che prenda in mano le sorti del presidio, bloccando le uscite di lavatrici, facendosi parte attiva sul territorio, non facendo dormire sonni tranquilli agli industriali, suscitando e organizzando solidarietà concreta., e di classe, attorno alla vicenda Indesit… interloquendo con altre fabbriche, o realtà lavorative, che si aggiungeranno.

Questo è l’invito e la proposta che la Rete Operaia, insieme ad altre organizzazioni e compagni lì presenti,ha fatto. Per noi, da sempre,il discorso vale per tutti i lavoratori; i quali, se vogliono costruirsi qualche possibilità di resistenza, devono alzare il livello di lotta fino arrivare all’occupazione delle aziende ( come del resto qualche delegato FIOM sta facendo alla Fincantieri…perché lì sì e qui no? ); e devono nel contempo, secondo noi, uscire dalla “protesta timida” per collegarsi con altri sfruttati.

Lo scopo? GIU’ LE MANI DALLE OFFICINE!

NON ACCETTARE PASSIVAMENTE LA PERDITA DI LAVORO-SALARIO_DIRITTI!

ORGANIZZARSI PER ABBATTERE LO SFRUTTAMENTO CAPITALISTICO!

In questa serata la Rete Operaia ha iniziato una raccolta di fondi, che proseguirà in ogni ambito possibile, per la lotta di resistenza dei lavoratori Indesit. La quota raggiunta è di 250 euro.

Noi della Rete Operaia abbiamo sempre sostenuto e praticato la linea dell’autorganizzazione, cercando però di farla uscire dai lavoratori, e non da “maquillage” di pochi intimi più o meno riciclati.

Per cui diciamo a tutti i compagni ed ai Sindacati di Base: l’Indesit è un banco di prova. Discutiamo seriamente il “CHE FARE”. L’unica condizione che poniamo è un confronto concreto, continuativo e organizzato sui passi da fare INSIEME ai lavoratori

Bergamo 23/ 09 / ’10 RETE OPERAIA VALSERIANA

Ultima modifica il Domenica, 03 Ottobre 2010 09:31

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Lavoratori della cultura in lotta 4

RISPETTO DEI LAVORATORI E DELLE ORDINANZE!

Volantino distribuito durante l'occupazione del Rettorato di Ca' Foscari il 27 settembre 2010.

In data 10 agosto 2010 i giudici del Tribunale del Lavoro di Venezia ORDINANO (per la terza volta) all’ATI Guerriero – Prodest di Milano, tenutaria dell’appalto per la gestione delle portinerie presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, di REINMETTERE AL LAVORO I 42 DIPENDENTI EX BIBLOS ALLE CONDIZIONI ANTECEDENTI ALLO 01-12-2009.

QUESTA ORDINANZA arriva dopo le importantissime mobilitazioni dei lavoratori occorse nel mese di luglio con le quali sono state respinte le proposte di mediazione intavolate dal PREFETTO con la partecipazione di PROVINCIA, COMUNE e CA’ FOSCARI. Le istituzioni, a partire dall’AMPLIAMENTO DELL’APPALTO, volevano imporre ai lavoratori (42 ex Biblos più i 20 assunti da Guerriero – Prodest) l’EQUA RIPARTIZIONE DEL MONTE ORE COMPLESSIVO che avrebbe comportato un ammontare di sole 3 / 4 ore al giorno per uno stipendio di appena 400 / 500 € al mese.

L’OSTINAZIONE E LA TENACIA DEI LAVORATORI, però, NEL CHIEDERE IL RISPETTO DELLE ORDINANZE HA COSTRETTO L’ATI GUERRIERO – PRODEST a reimpiegarli a partire dal 16 – 09 – 2010 salvo poi il 18 comunicare agli stessi a mezzo telegramma il trasferimento dal 20 ottobre presso appalti nel milanese o addirittura nel sud Italia.

Attualmente gli ex dipendenti Biblos sono tenuti lontani dalle postazioni di servizio, anche se retribuiti, probabilmente a seguito di una riunione sindacale indetta e tenutasi lunedì 20 settembre.

Tutto ciò significa un nuovo ricorso al Tribunale del Lavoro che per l’espletamento di tutto l’iter vedrà i lavoratori restare a casa SENZA SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE per altri 4 o 5 mesi. SIAMO ALLA FAME! Vedremo se le istituzioni: COMUNE, PROVINCIA faranno qualcosa di concreto oltre alle solite mozioni di solidarietà.

Questa incresciosa situazione, che ormai dura da dieci mesi, origina dalla cialtronesca formulazione da parte di Ca’ Foscari del capitolato speciale d’appalto tramite il quale si consente a cooperative di caporali di acquisire la gestione del servizio di portierato al MASSIMO RIBASSO a scapito dei diritti acquisiti dai lavoratori. Non è possibile prestare servizio per salari inaccettabili, lavorare 45 ore settimanali e vedersene retribuite 40 secondo la tipologia del LAVORO DISCONTINUO.

Esiste una unica soluzione al disastro:

1. Ca’ Foscari deve smettere di usufruire dei “servigi” dell’ATI GUERRIERO – PRODEST ottenuti sullo sfruttamento degli attuali lavoratori. Va anteposta la salvaguardia della dignità delle persone rispetto a bieche logiche di mercato.

2. Ca’ Foscari deve ampliare l’appalto per consentire ai lavoratori di ritornare in servizio salvaguardando i diritti acquisiti e ribaditi dalle ordinanze.

Ricordiamo ancora una volta alla Prefettura, alla Provincia, al Comune e a Ca’ Foscari stessa che i lavoratori non sono disposti ad accettare soluzioni che non partano dal rispetto delle ORDINANZE emesse dai giudici.

Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta               Link al sito

Ultima modifica il Giovedì, 30 Settembre 2010 18:01

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Lavoratori della cultura in lotta 5

DAL NOMADISMO CULTURALE ALLA DIASPORA FORZATA DI CHI RESISTE!

Dopo due soli giorni di lavoro inizia il nomadismo dei dipendenti storici delle portinerie di Ca’ Foscari reintegrati dalla quaterna di giudici del Tribunale del Lavoro di Venezia presso l’appalto dell’Università con tre ordinanze a favore. Tutto questo solo per discorrere dei procedimenti giudiziari senza considerare le lotte anestetizzanti ispirate da CGIL e UIL che per fortuna sono state sostituite da quelle dei lavoratori auto organizzatisi e tramite le quali si è impedito una decurtazione del monte ore e della retribuzione mensile come altresì prospettato dalle istituzioni cittadine (Prefettura, Provincia e Comune) e dalle sigle sindacali a dispetto delle ordinanze stesse!

Perciò chi si sta opponendo all’attacco pesante e illegittimo sulla testa dei lavoratori trova alquanto raccapriccianti e fuori tiro le affermazioni del Segretario generale della Camera del Lavoro di Venezia (leggi qui) che intende:

"La risoluzione delle vicende dei lavoratori delle Portinerie di Ca’ Foscari e dei lavoratori precari della Biennale [..] come un importante precedente che segna una linea di indirizzo da consolidare.

[…] questo modo di operare [del sindacato] contrasta il tentativo di destrutturare la qualità del lavoro e del servizio che è garantito dai lavoratori di Venezia, una realtà culturale universalmente riconosciuta."

I lavoratori non ricordano di aver mai visto il Segretario alle occupazioni, ai picchetti e alle iniziative reali di chi sta subendo la falcidia del proprio futuro, hanno invece riscontrato una estrema solerzia dello stesso ad unirsi al coro delle interviste vuote o, peggio, ad acconsentire all’accettazione di tavoli mediali che, solo per parlare del caso “Biennale”, sono costati salario, decine di posti di lavoro e la garanzia di beneficiare del sussidio di disoccupazione. Che fine faranno gli operatori della cultura in “esubero” e dove sono le vittorie tanto celebrate dai vari personaggi che tengono in piedi la rappresentazione scenica dell’istituzione cittadina? È doveroso inoltre segnalare la delicata questione della sicurezza che inevitabilmente si riverbera sulle condizioni di lavoro all'interno delle sedi espositive.

Ci sembra opportuno ricordare la situazione dei Cinema Comunali, dove una gara d'appalto annuale che tutela blandamente il diritto di precedenza di chi è già in forze, permette alla ditta subentrante di modificare a proprio piacimento le condizioni contrattuali. La CGIL continua a chiudere gli occhi e a tapparsi le orecchie anche quando evidenti violazioni del CCNL scaricano ulteriormente i costi di gestione sulle spalle dei lavoratori, consolidando di fatto il sistema di precarietà diffuso negli appalti

Per quanto concerne l’appalto di Ca’ Foscari, riprendiamo il filo del discorso dicendo che sono bastati un paio di turni di servizio, perché la consortile, in modo predeterminato, decidesse il trasferimento di tutti gli ex dipendenti Biblos presso località nei dintorni del milanese e in qualche caso persino nel sud Italia.

C’era da aspettarselo! Questa realtà imprenditoriale si muove con appoggi “politici” determinanti!

Come sempre i lavoratori si opporranno, e questa gita fuori porta non si farà!!!

Va detto, inoltre, che queste poche ore di servizio sono state somministrate in spregio alle ordinanze, distribuendo orari e sedi di lavoro in modo arbitrario nell’intento di fiaccare gli animi di chi dopo quasi dieci mesi di lotte riprendeva a lavorare.

Gli ex dipendenti Biblos sono stati affiancati ai dipendenti dell’ATI i quali, tra l’altro, non vengono ancora regolarizzati secondo la tipologia del lavoro continuo come previsto da CCNL multi service e come ribadito dalle ordinanze del tribunale del Lavoro di Venezia a favore dei ricorrenti, concretizzando in tal modo una situazione di discriminazione contrattuale inaccettabile. I lavoratori reintegrati sono stati controllati a vista da personale proveniente da Milano (i caporali di giornata) con indicazioni precise su come far sentire “semplici ospiti” i dipendenti che per oltre dieci anni hanno operato presso le varie sedi dell’Ateneo.

Sono bastati l’indizione di una assemblea sindacale e la comunicazione di uno sciopero dell’intero cantiere alla Prodest – Guerriero per far partire le lettere di trasferimento, la messa in permesso retribuito dei reintegrati fino al 20 ottobre (data nella quale vengono invitati a presentarsi in località remote) e una serie di comunicazioni per via telefonica nelle quali ai nuovi dipendenti (quelli in forza dallo 01-12-2009) si “sconsigliava” la partecipazione al dibattito assembleare.

Cosa deve succedere perché l’università Ca’ Foscari di Venezia rescinda questo contratto che definire nefasto è ormai puro eufemismo? Dietro quali altre scuse troveranno posto il Rettore e i suoi passacarte che di fatto continuano ad accettare una situazione di lavoro schiavile?

A tutto questo siamo giunti grazie alla volontà del padronato di colpire chi giustamente e legittimamente si sta opponendo al “Tutto Posso” aziendale.

Alla ditta dunque, alle istituzioni che prospettano il “baratro” per coloro che non accettano mediazioni inammissibili, al Sindaco e ai suoi tirapiedi che hanno pensato bene di salire sul carro dei vincitori prendendosi meriti che spettano solo ai lavoratori e alla loro tenacia diciamo che gli stessi non intendono rassegnarsi ad essere puro propellente umano per far continuare lo stato di cose imposto dal sistema di potere in essere.

La drammatica e vergognosa vicenda dell’appalto di Ca’ Foscari trova preoccupanti affinità nei 15 licenziamenti dei lavoratori della Coop Papavero, nei licenziamenti dei 3 operai alla Fiat di Melfi, dell’operaio della Fiat di Termoli, dei 64 operai delle cooperative dell’appalto Carrefour di Pieve Emanuele, dell’operaia della coop alla Clinica Privata San Carlo di Paderno Dugnano e altri ancora.

In tutti questi episodi la trama è sempre la stessa: dividere, intimidire ed impaurire tutti i lavoratori per colpire coloro i quali osano sollevare la testa. La regia prevede “situazioni battistrada” per l’applicazione di contratti modello Pomigliano.

Per questo respingere le nuove forme di confino, isolati e separati nei rispettivi posti di lavoro, è impossibile. Occorre rompere la logica degli “orticelli” e degli “steccati”. Se i licenziamenti passano, se si diffonde il messaggio padronale che “chi lotta paga”, le condizioni di vita peggioreranno per tutti. Dare una risposta all’altezza della situazione richiede che i lavoratori si colleghino e comincino a costruire la propria unità e il proprio coordinamento dal basso, sulla base di obiettivi comuni e condivisi.

Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta

Ultima modifica il Giovedì, 30 Settembre 2010 18:08

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Biennale: intesa sui precari o accordo "prendere o lasciare"?

Per chi sta in alto discorrere di mangiare è cosa bassa. Si capisce: hanno già mangiato. (Bertolt Brecht)

Apprendiamo dalla stampa locale (cfr. La Nuova di Venezia) che in data 30 luglio 2010 è stato siglato l'accordo sui precari della Biennale di Venezia con il quale si sancisce la precedenza dei lavoratori "storici" nelle assunzioni stagionali. Secondo la stampa è previsto un "tavolo" onde costruire un "bacino di risorse professionali per le esigenze degli enti culturali della città". Secondo la Cgil "è un accordo importante ottenuto grazie alla partecipazione dei lavoratori".

In quanto Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta non riteniamo che un simile patto possa essere definito "importante" poiché ratifica l’estromissione di parecchi precari, lasciati a casa senza alcuna garanzia di sostentamento, e decurta il monte ore complessivo dei prestanti servizio.

Riferendoci proprio alla 12ª Mostra internazionale di Architettura, possiamo affermare che l'ente committente (grazie all'atteggiamento pilatesco del Comune) intende far precedere l'assunzione di soli 60 guardasala (che diventeranno 86 solo durante i giorni di vernice), con un taglio occupazionale stimabile intorno alla metà dell’organico rispetto alla scorsa esposizione d’Arte. Bisogna inoltre ricordare tutte quelle figure lavorative intermittenti che operano all'interno della "macchina culturale" e sono svincolate da qualsiasi accordo o garanzia per il futuro. A questi precari si affiancano i mediatori culturali: studenti aggiogati al sistema di precarizzazione che le Fondazioni di Biennale e Musei Civici Veneziani più il Museo Pinault di Punta della Dogana e Palazzo Grassi impiegano come manodopera a basso costo. Essendo tali figure in “prestito”, sono più gestibili dall’autorità committente: la loro flessibilità li rende particolarmente adatti a svolgere mansioni divergenti rispetto all’inquadramento (purtroppo non del tutto chiaro) se richiesto. Basta ammagliarli col fare esperienza nel loro campo di studio, promettergli che una volta laureati troveranno più agevolmente lavoro nella “macchina culturale” salvo poi, a fine contratto, tagliarli fuori e relegarli alla precarietà a vita.

Oggi in città chi è contrattualmente più debole, vedi i precari della Biennale, i portinai di Ca’ Foscari, gli operatori dei Cinema Comunali e del Candiani, i guardasala e affini dei Musei Civici, ai quali si assommano i dipendenti delle imprese di pulizie e chi fa assistenza ad anziani e disabili, si trova tra le due corna del dilemma. Da una parte la pressione sempre più forte esercitata dai datori di lavoro e dall’altra una presenza sindacale che promette il tiepido rispetto dei contratti o magari, come detto sopra, si rallegra per l’accordo siglato nella vertiginosa caduta dei diritti tanto declamati. In un clima difficile da affrontare i sindacati chiudono sempre più di sovente gli occhi lasciando libero corso alla drammatica frammentazione delle realtà lavorative.

Combattere veramente il sistema di sfruttamento che sta alla base delle “collaborazioni di lavoro” , della “precarietà a vita” e della “guerra tra poveri” richiede uno sforzo collettivo che la classe lavoratrice tutta deve mettere in campo. Per questo è importante il coordinamento dal basso dei lavoratori al di là delle asfissianti gabbie di mestiere o di categoria.

Coordinamento dei Lavoratori della Cultura in Lotta

Ultima modifica il Giovedì, 05 Agosto 2010 20:12

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